Se è Draghi a fare il cinese nessuno ha da ridire. Telefonata di Supermario a Xi Jinping per far decollare il G20 sui talebani

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Quando Giuseppe Conte ha stretto accordi con la Cina per non lasciar fuori l’Italia dalla via della Seta (leggi l’articolo) e garantire alle nostre aziende possibilità di affari con una delle principali potenze mondiali tutti a gridare allo scandalo e al tradimento dei valori dell’atlantismo.

Ora che Mario Draghi si appella a Pechino per cercare una soluzione al disastro afghani tutti a plaudire il premier come salvatore del mondo. Va così al tempo dei migliori e in un Paese che a quanto pare non riesce a fare più né politica né business. Ieri Draghi ha avuto un lungo colloquio telefonico con il capo di Stato cinese, Xi Jinping (nella foto).

“L’Italia valuta altamente importante il ruolo della Cina nella questione dell’Afghanistan e spera di potenziare la comunicazione e la cooperazione con la Cina nell’ambito di cornici multilaterali, compreso il G20”, ha precisato la stessa agenzia di Stato cinese Xinhua, aggiungendo che Draghi ha detto che le relazioni Italia-Cina hanno mantenuto uno sviluppo sano e che l’Italia dà grande importanza alla partnership globale strategica Italia-Cina.

Ancora: “L’Italia spera di accrescere la cooperazione bilaterale con la Cina in vari campi e di fare sforzi congiunti con la Cina per assicurare il successo dell’Anno del turismo e della cultura Italia-Cina”. Ma questa volta nessuno parla di tradimenti e scandali. Si tratta di Mario e non di Giuseppe. L’iniziativa è del Governo del tutti dentro e non di quello del cambiamento. E a tal punto pure Pechino diventa interlocutore affidabile.