A Draghi si perdona sempre tutto. Se c’era Conte l’avevano crocifisso. Dalla pandemia ai ritardi record sulla Manovra. Il leader M5S: “Al posto di Mario sarei stato massacrato”

Conte Draghi
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Dalla gestione della pandemia ai ritardi accumulati sulla Manovra, Giuseppe Conte si arrende. Se al posto di Mario Draghi ci fosse stato lui sarebbe stato crocifisso: “Non c’è dubbio, sono stato crocifisso tante volte, sarebbe stata l’ennesima crocifissione. Il clima mediatico e gli attacchi subiti durante il Conte 2 – dice – sono stati molto diversi” rispetto al dibattito attuale. Il premier sta seguendo i lavori sulla Manovra. “Al Senato arriverà una riformulazione sugli emendamenti che ci stanno a cuore”, dice. A partire dalla riformulazione parlamentare sul Superbonus che dovrebbe far saltare il tetto Isee per l’anno prossimo per le unifamiliari.

ZONA CESARINI. “Siamo in zona Cesarini è vero, la Camera sarà investita della legge di Bilancio tra Natale e Capodanno ma il governo sta lavorando, può capitare – concede – ci siano slittamenti. Come M5S siamo soddisfatti di tante misure per cui ci siamo battuti, a partire dal Superbonus che contribuisce alla grande crescita economica: il settore delle costruzioni era tra i più disastrati in Europa e ora corriamo più di tutta Europa”. Il M5S esulta anche per l’intesa raggiunta tra Governo e maggioranza sulla proroga del Superbonus al 31 dicembre 2025 per gli interventi realizzati nei Comuni ubicati nelle aree colpite dagli eventi sismici.

E ancora: i pentastellati festeggiano l’estensione dell’esenzione Tosap, che concede a baristi e ristoratori una boccata d’ossigeno, l’anticipo pensionistico degli edili, che con il via libera alla Manovra potranno, in caso di adesione all’Ape social, andare in pensione con 32 anni di contributi, invece di 36, e 63 anni di età, e il via libera agli emendamenti che introducono sgravi triennali al 100% per le aziende con più di 9 dipendenti.

CI VUOLE CORAGGIO. Ma c’è una cosa che a Conte è rimasta sullo stomaco: che il Governo abbia fatto fuori il cashback che, come doversi report hanno confermato, ha spinto i consumi e costituito un argine all’evasione. E di questo non riesce a non rammaricarsi: “Il Governo doveva osare di più nella lotta all’evasione, penso ai pagamenti elettronici. Serviva più coraggio”. Stuzzicato sul Quirinale ribadisce il suo no alla candidatura di Silvio Berlusconi (leggi l’articolo). Mentre su quella potenziale dell’attuale premier dice: “Non so che intenzioni abbia Draghi, ma candidarsi al Colle appare improprio”.

Manifesta entusiasmo per il suo ruolo di leader del M5S: “è una sfida importante – dice – stimolante. Difficile perché il M5S conosce cali ma anche riprese. Stiamo innovando molto l’interno del Movimento, c’è un’organizzazione su base territoriale.Tutti mi stanno aiutando, ma il progetto chiede tempo, sono preziosi i mesi futuri. Il M5S non ha avuto il favore dei mass media ma ha fatto cose importanti, abbiamo posto al centro il salario minimo”. E sul leader di Iv ribadisce il concetto: “Renzi si sente progressista ma spesso vota con il centrodestra: se si nasce demolitori è difficile partecipare a un tavolo di costruttori. è una questione di destino che ognuno si costruisce per sé”.

Leggi anche: Quirinale, Conte: “Berlusconi non avrà i nostri voti. Il candidato ideale per il M5s è una personalità di grande rilievo morale”.