Draghi difende la sua Manovra. Ma per ora i partiti non gli cedono. Sono 6.290 emendamenti alla legge di Bilancio. M5S fermi su Reddito di cittadinanza e Superbonus

manovra Draghi
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Il Reddito di cittadinanza non si tocca: “Mario Draghi è d’accordo con noi”. Il capodelegazione del M5S, Stefano Patuanelli, respinge con lo scudo del premier i continui assalti al sussidio caro al Movimento che continuano ad arrivare dai sovranisti. È iniziato il giro di consultazioni a Palazzo Chigi sulla Manovra (leggi l’articolo). Il premier, insieme con i ministri Federico D’Inca e Daniele Franco, incontrerà i capigruppo e i capidelegazione di tutti i partiti della sua larga maggioranza.

Ad aprire le danze, ieri, è stato appunto il M5S. Oggi toccherà a Lega, Forza Italia e Pd. Chiudono domani il giro Coraggio Italia, Italia Viva, Leu e Autonomie. Obiettivo di Draghi è blindare la legge di Bilancio, evitare che il cammino della legge di Bilancio in Parlamento si trasformi in una sorta di Vietnam, proteggere gli accordi raggiunti faticosamente come quello sul taglio delle tasse e su alcune misure, come il Reddito di cittadinanza, particolarmente sensibili per alcune forze politiche.

VALANGA. Che le preoccupazioni del premier non siano infondate lo testimonia la valanga di emendamenti (6.290) che hanno travolto la Manovra. Sono 988 quelli presentati dal M5S, 865 quelli del Pd, oltre 1000 quelli di Forza Italia, 976 quelli della Lega. Fatta eccezione per il Superbonus – su cui si registra la convergenza per far saltare il tetto di reddito per i proprietari delle villette anche se una proposta condivisa ancora non c’è – e il caro-bollette, che sta a cuore un po’ a tutti, ognuno pianta le proprie bandierine e il percorso appare decisamente in salita. Servirà un miracolo a Draghi per riuscire in tre giorni a convincere i partiti a non farsi la guerra.

Ritornando ai Cinque Stelle oltre alle richieste migliorative sul Superbonus e alla preoccupazione per il caro bollette c’è la richiesta di rimborso immediato delle spese detraibili, il cosiddetto cashback fiscale. La Lega, dicevamo, continua a minacciare gli aiuti alla povertà provocando l’ira dei pentastellati. Matteo Salvini non molla: vorrebbe mettere le mani sulla dote (quasi 9 miliardi) destinata al Reddito di Cittadinanza per abbattere le bollette di luce e gas. Non solo. Nel faccia a faccia con Draghi tornerà a insistere su una proposta a dir poco divisiva tra gli alleati: “Il Nucleare di quarta generazione utile e pulito”.

E ancora: abbattimento dell’Iva sui generi di prima necessità, proroga ampia per la rottamazione delle cartelle ed estensione della flat tax fino a 100 mila euro di fatturato con aliquota del 20%. Forza Italia invece vorrebbe che la dote destinata al taglio delle tasse venisse irrobustita (da otto a dieci miliardi) per avere soprattutto maggiori margini di manovra per la riduzione dell’Irap.

LA COPERTA È CORTA. Come la Lega anche gli azzurri spingono per il rinvio delle cartelle esattoriali e degli altri adempimenti. Il decreto fiscale rinvia il pagamento dei versamenti in scadenza dal 30 novembre al 9 dicembre. L’obiettivo è spingere in avanti la data. Tra le proposte del Pd assieme al tema del caro-bollette ci sono la scuola, l’allargamento dell’Ape sociale, risorse ai centri antiviolenza ed esenzione del canone unico per pubblici esercizi e ambulanti.

A insistere sui giovani e le donne anche Iv. Ma tutte queste richieste dovranno fare i conti con i fondi a disposizione del Parlamento. Per le modifiche siamo fermi a 600 milioni. A cui si potrebbero aggiungere le risorse che potrebbero avanzare dalla riforma dell’Irpef. Che nel 2022 costerebbe meno dei 7 miliardi previsti. Serve un accordo di ferro per concentrarle su poche e mirate proposte.