Draghi sceglie Fuortes e la Soldi. Ma è battaglia sulla presidente Rai. I vertici della Tv pubblica sgraditi al Centrodestra. Lega e Forza Italia pronti alle barricate in Parlamento

Rai Soldi
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Ancora una volta l’uomo solo al comando fa di testa sua: ieri, in netto anticipo rispetto alla nomina da parte delle Camere dei quattro consiglieri del Cda Rai di loro competenza, il ministro dell’economia Daniele Franco, d’intesa con il premier Mario Draghi, proporrà alla prossima riunione del Consiglio dei ministri Marinella Soldi (nella foto) e Carlo Fuortes quali componenti del board del servizio pubblico radiotelevisivo (leggi l’articolo).

Il manager ed economista, attuale sovrintendente della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, nominato nel 2013 e confermato fino al 2025 dal ministro della Cultura Dario Franceschini verrà proposto, in sede di assemblea della società, per il ruolo di Amministratore delegato mentre la nomina a presidente dell’azienda dell’attuale numero uno della Fondazione Vodafone Italia, che per dieci anni – fino ad ottobre 2018 – è stata Ceo di Discovery Network Southern Europe, dovrà essere ratificata a maggioranza qualificata dei due terzi dalla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai.

E qui Draghi potrebbe incappare in qualche “fastidioso” contrattempo: d’altra parte non sono passate inosservate ieri le reazioni a caldo della politica, che – è cosa nota – sulla Rai ha sempre avuto il monopolio delle scelte dei ruoli apicali. La prima a rendere noto il suo disappunto, a nome di tutta la Lega è stata la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, che fa notare come la scelta dell’ex Bce, che avrebbe dovuto essere super partes per garantire autonomia e indipendenza, al contrario tanto lontana dai partiti non lo è: “Fuortes è noto come personaggio molto vicino alla sinistra, a Veltroni in particolare, proposto da Calenda come candidato sindaco per il Pd, senza particolare esperienza televisiva, duramente contestato per anni dai lavoratori del Teatro dell’Opera di Roma, di certo non una figura super partes o legata all’azienda. Scelta sorprendente”.

Anche il membro della Vigilanza in quota Fratelli d’Italia Federico Mollicone esprime perplessità sulla gestione del Teatro dell’Opera di Roma che “non è stata positiva” ma “sulla Rai – afferma – senza pregiudizi, valuteremo il piano industriale del nuovo Ad in commissione di Vigilanza Rai.” Ad affondare il colpo e ad entrare nel merito del fatto che “l’indicazione di Soldi come presidente dovrà essere approvata dal Cda e dalla commissione di Vigilanza” è Forza Italia, che lamenta la “mancata condivisione della scelta di una figura che tradizionalmente viene selezionata in ambiti editoriali” esprimendo “Stupore e perplessità per scelte non condivise sui vertici Rai”.

Di tutt’altro avviso ça va sans dire, le reazioni dalle parti del Nazareno dove è unanime la “soddisfazione” per i nomi indicati dal governo per il nuovo vertice Rai, con la senatrice Valeria Fedeli, capogruppo Pd in commissione di Vigilanza Rai in brodo di giuggiole: “La scelta del governo va nella direzione che il Pd auspica da tempo. Innanzi tutto per la storia, la professionalità e il profilo delle persone indicate. Due figure di grande qualità e competenza. Ma quello che è più importante è che Fuortes e Soldi rappresentano quella volontà di autonomia e indipendenza, che sono le vere chiavi per garantire al servizio pubblico di tornare ad essere la più grande azienda culturale del nostro Paese”.

Giubilo anche da Italia Viva con la presidente dei deputati Maria Elena Boschi che parla di “una scelta fondata sulla competenza e la professionalità “ a cui fa eco il capogruppo al Senato Davide Faraone: “Bella la coppia Soldi-Fuortes: cultura, merito e competenza sono alla base di queste nomine. Faranno molto bene in Rai ottima scelta di Draghi”.

Leggi anche: Rai, il Governo proporrà Carlo Fuortes come Ad e Marinella Soldi come membro del Cda di viale Mazzini. Ecco i loro profili.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

I politici in fila dalle Lobby

Nel Paese dove il re dei conflitti d’interesse, Silvio Berlusconi, può diventare Presidente della Repubblica, che speranza ha una legge che regoli sul serio i rapporti tra lobby, politica e affari? Se a qualcuno sfuggisse la risposta, è illuminante seguire l’iter parlamentare della norma che

Continua »
TV E MEDIA