Grossa grana per Draghi. Mezzo Governo contro il condono mascherato. Tensioni sulle cartelle esattoriali. Non c’è accordo sulla cancellazione

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Manca l’accordo nel governo sulla cancellazione delle cartelle fiscali da inserire nel decreto Sostegni. La grossa grana per Draghi verrà affrontata direttamente, oggi, in Consiglio dei ministri. I vertici tecnici e politici di questi giorni non sono riusciti a risolvere il rebus. In discussione ci sono il tetto e anche l’arco temporale: fin qui si è ipotizzato di cancellare le cartelle fino a 5000 euro tra il 2000 e il 2015. Ma si è parlato anche di scendere a quota 3000 euro. La misura è spinta molto dai partiti del Centrodestra. La Lega voleva alzare il tetto a 10 mila euro.

Ma c’è anche chi è arrivato a proporre la cancellazione integrale dei vecchi debiti con il fisco senza soglia. “Per la Lega, ma direi per gli italiani, è imprescindibile che nel decreto Sostegni ci sia la pace fiscale, che ci sia la rottamazione di decine di milioni di cartelle esattoriali vecchie che sarebbero la morte per milioni di famiglie”, ha detto il leader del Carroccio, Matteo Salvini. L’idea è stata bocciata dai sindacati e ha generato malumori nel Pd, in Leu e in parte del M5S.

Insomma quanto basta per aprire, così com’è avvenuto, una questione all’interno della stessa maggioranza. Ha fatto rumore il post di ieri del senatore M5S, Primo Di Nicola. “Non si capisce ancora bene chi – ha scritto, minacciando di non votare il provvedimento – nel governo sta architettando il pasticcio della rottamazione delle cartelle esattoriali. Fino a 3.000? a 5.000? O addirittura cancellazione senza alcun tetto? Quello che è chiaro è che siamo di fronte a un condono mascherato, l’ennesimo condono fiscale a vantaggio degli evasori, di coloro che non pagano un euro di tasse e vivono sulle spalle dei cittadini onesti. Una misura inaccettabile, in un paese che nell’ultimo anno ha registrato un’evasione pari a oltre 107 miliardi di euro. In Senato non avranno il mio voto”.

In linea, ma fino a un certo punto, il collega Gianluca Castaldi, che pone il limite massimo dei 1000 euro: “Aiutare i cittadini onesti in difficoltà economiche è sacrosanto, e bisogna fare di tutto per venir loro incontro. Strizzare invece l’occhio ai furbetti del fisco, dando loro la possibilità di mettersi a posto dopo essersi rifiutati di pagare per mero calcolo, è irricevibile. Non basta chiamare sanatoria fiscale quello che in realtà può diventare un condono bello e buono: tenere un tetto di mille euro è più che ragionevole. Tombare le magagne tributarie dei furbi, come alcuni partiti vorrebbero, è semplicemente empio, e vedrà sempre il M5S contrario”.

In realtà il M5S appare diviso. I deputati Giovanni Currò e Vita Martinciglio e il senatore Emiliano Fenu, secondo i quali uno stralcio delle cartelle esattoriali accumulate in passato, dal 2000 al 2015, è assolutamente necessario, almeno fino alla soglia di 5mila euro. Prova a fare chiarezza la viceministra (M5S) dell’Economia, Laura Castelli (nella foto). Nega si tratti di un condono procedere con la “pulizia del magazzino fiscale”, ovvero “stralciare le posizioni relative a crediti inesigibili” pari attualmente al 91% del totale dei crediti da riscuotere. E invoca una riforma del meccanismo della riscossione.

Pd e Leu sono favorevoli ad alleggerire il magazzino dai ruoli collegati a imprese fallite, soggetti defunti o nullatenenti. Ma dicono no a soluzioni che vadano a favorire i soliti furbetti. “Sarebbe un errore se la sanatoria delle cartelle esattoriali riguardasse tutti. Una cosa è cancellare vecchi debiti a chi non ce la fa, un’altra è estendere questo beneficio anche ai furbetti che invece hanno i soldi per pagare tranquillamente”, dice Michele Bordo del Pd. “Un provvedimento del genere non può essere erga omnes, senza distinzioni tra le cartelle davvero non esigibili e chi invece approfitterebbe solo della situazione per cavarsela con l’ennesimo condono”, tira le somme Loredana De Petris di Leu.

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di Gaetano Pedullà

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