Draghi incassa il Pnrr ma il vero artefice dell’operazione è Conte. “La strada indicata nell’ora più buia della pandemia era quella giusta. Lo dissi allora, lo ribadisco oggi”

pnrr Conte
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La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sbarca a Roma per consegnare al premier Mario Draghi la pagella sul Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano (Pnrr). Che viene promosso a pieni voti. Il che vuol dire che la Commissione darà il via libera al 13% di prefinanziamento all’Italia, corrispondente a circa 25 miliardi di euro. Ma c’è chi non ha la memoria corta. “Questa valutazione è un risultato importante che è sicuramente figlio dello straordinario lavoro realizzato dal presidente Giuseppe Conte, e anche dell’impostazione che Giuseppe ha dato, insieme al M5S, al Pnrr negli ultimi mesi della sua esperienza di Governo”, commenta il vicepresidente del Parlamento europeo, Fabio Massimo Castaldo

E se Draghi non cita Conte, che riuscì a strappare in Europa un ricco bottino di 200 miliardi per l’Italia, Conte cita Draghi. “Oggi – scrive l’ex premier in un post su Facebook – arriva la conferma che la strada che l’Italia ha da subito indicato nell’ora più buia della pandemia era quella giusta. Lo dissi allora, lo ribadisco oggi: questo non è il Piano del governo di turno. Non era allora del governo Conte, non lo è oggi del governo Draghi. È il Piano di tutti noi: che abbiamo rispettato le regole, che guardiamo oggi con rinnovata fiducia al domani, che torniamo a popolare le nostre strade, i nostri bar, gli uffici, le scuole e anche gli stadi”.

Per il resto tra Draghi e von der Leyen tutto scorre liscio, in uno scambio di convenevoli e reciproci attestati di stima nel corso della conferenza stampa congiunta a conclusione del tour negli studi di Cinecittà. “E’ una giornata di orgoglio per il nostro Paese”, dice il premier evocando una sorta di “alba della ripresa italiana”. “Abbiamo messo insieme un piano di riforme ambizioso, un piano di investimenti, che punta a rendere l’Italia un Paese più giusto, più competitivo e sostenibile nella sua crescita”, spiega il banchiere.

Adesso la vera sfida è l’attuazione del Pnrr: i soldi devono essere “spesi tutti, ma soprattutto spesi bene, in maniera efficiente, efficace, ma anche con onestà: nelle ultime settimane abbiamo già fatto importanti passi” sulle prime riforme, come governance e semplificazioni. Adesso l’obiettivo è procedere spediti con gli altri provvedimenti in agenda. “Entro giugno prevediamo il ddl delega per la riforma degli appalti e delle concessioni. Nel mese di luglio la legge sulla concorrenza e la riforma della giustizia dovrebbe andare a giorni in Consiglio dei ministri. Questi sono i primi blocchi. L’idea è procedere alla massima velocità”.

Draghi è ottimista: è convinto che non tutto si risolverà in annunci – sebbene il pericolo esista – vede attorno a sé la volontà di fare le riforme e le capacità per realizzarle. “Cosa c’è di diverso oggi? – si interroga e si risponde – due cose fondamentali: una è la volontà politica di fare, il Parlamento ha votato con grandissima maggioranza il piano. E, secondo, c’è la capacità amministrativa di farlo. E’ stata fatta la riforma della Pa, ora bisogna fare altre riforme: giustizia, concorrenza, un pacchetto di semplificazioni molto importante che cambia in profondità l’agire amministrativo. Senza queste riforme sarebbe probabilmente un altro annuncio come gli altri. Ce la faremo”.

L’Italia, garantisce l’ex banchiere, punta a “una ripresa significativa, duratura, ma che abbia al centro l’inclusione sociale e la sostenibilità”, che scommetta sui giovani e le donne. La von der Leyen garantisce all’Italia di Draghi il totale appoggio della Commissione. Definisce il piano italiano “ambizioso, lungimirante” che “aiuterà a delineare un futuro migliore per gli italiani e l’Ue”. Ma nonostante l’ottimismo di Draghi il cammino delle riforme non appare così liscio come si vuol far credere.

Manca una linea comune tra i partiti che sostengono l’esecutivo sulla giustizia così come sulla riforma fiscale. Già nel prossimo Cdm potrebbero essere esaminati gli emendamenti del governo sulla giustizia. Il nuovo processo penale, così come quello civile, rischia di non approdare in Aula lunedì prossimo ma di slittare alla metà di luglio. Sul tavolo, soprattutto, il nodo prescrizione. Ma anche sulla terza gamba della riforma, quella del Csm e dell’ordinamento giudiziario, ancora non si è trovato un punto di caduta sulla responsabilità civile dei magistrati.