Un ritardo del Recovery Plan sarebbe un colpo per Draghi. Può portare all’ipotesi patrimoniale?

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Italia Oggi racconta del ritardo del governo Draghi sul Recovery Plan. Qualche giorno fa la Reuters aveva detto che a Bruxelles c’era preoccupazione sullo stato del piano e sulla possibilità di consegnarlo davvero entro il 30 aprile.

Un ritardo del Recovery Plan sarebbe un colpo per Draghi. Può portare all’ipotesi patrimoniale?

Oggi, scrive Tino Oldani, sul tavolo c’è qualcosa di più. Se l’Europa non fornirà i flussi sufficienti per rilanciare la ripresa tramite il debito buono, che fare? L’Italia ha già oggi un debito insostenibile. Ma vi sono però ingenti risorse inutilizzate, come l’alto livello dei risparmi sui conti correnti degli italiani, aumentati durante la pandemia e pari a 1.700 miliardi, risorse che finora non si è mai riusciti a incanalare verso impieghi produttivi.

Da qui la «forte tentazione di un’imposta patrimoniale straordinaria». E se l’Ue dei Dombrovskis continuerà a fare muro, Draghi potrebbe sentirsi costretto a farla propria, per rilanciare l’Italia con i propri mezzi. Con il prestigio che ha, è l’unico che possa farlo, appena la pandemia sarà superata.

Dopo la Seconda guerra mondiale, gli aiuti finanziari degli Stati Uniti, insieme al ritorno alla convertibilità, all’apertura degli scambi commerciali, a imprenditori coraggiosi e a una forza di lavoro giovane e disposta alla migrazione interna, gettarono le basi del «miracolo economico». Il tutto grazie anche alla riforma monetaria, che ridusse il debito delle amministrazioni pubbliche al 29% nel 1950. Adesso potrebbe essere di nuovo il momento dell’oro alla Patria.

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