Draghi pensa al Quirinale

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Sergio Patti

Il numero uno della Banca centrale europea che scarica la colpa del disastro economico sulle banche. Ci mancava solo questa nel grande inganno della finanza Ue. Ascoltato ieri in audizione al Parlamento europeo, Mario Draghi ha ribadito che l’economia del continente ha perso slancio dopo l’estate e che i bassi costi di finanziamento (cioé i tassi al minimo storico) non si trasmettono all’economia reale. Non se n’era accorto nessuno.

DISCO ROTTO
Draghi insiste dunque ad annunciare, come un disco rotto, che la Bce è pronta a prendere misure anche non convenzionali per sostenere la crescita. Una promessa che sentiamo da anni, mentre di concreto si è visto appena qualche brodino. Il primo sono i tassi al minimo storico (misura inutile se poi le banche non prestano un euro e quando lo prestano, tra interessi e commissioni, fanno pagare il denaro una tombola). Il secondo brodino sono state le aste di finanziamento delle banche (Tltro). Una misura alla quale però si sono subito accompaganti gli stress test sulla solidità degli istituti stessi, con l’effetto di indurre le banche a finanziarsi poco e niente. Terzo brodino, infine, il piano d’acquisto di Abs e obbligazioni garantite, di cui giusto Draghi ha detto di cominciare a intravedere gli effetti. Beato lui! Ai più invece non appare traccia.

RESPONSABILITÀ
In realtà la ripresa è invisibile e messa per un lungo periodo a rischio a causa della disoccupazione alta e del progressivo calo della produzione e dei consumi. Di chi è la colpa di tutto questo? La Bce a trazione tedesca (con la complicità di chi arriva a definire superficiali le contestazioni all’ingerenza di Berlino su un’istituzione che dovrebbe essere autonoma) cerca di uscirne fuori pura come un giglio. E per riuscirvi, Draghi torna a riprendersela con quei Paesi che non fanno le riforme. Nessuna parola, ovviamente, sul fatto che con una crisi come l’attuale e una Bce sostanzialmente inefficace, anche a volerle fare le riforme diventano pesanti il doppio. Bell’aiuto da questa Europa, che da ombrello e fattore di crescita del continente è diventata la camicia di forza che ci sta stritolando.

ALIBI RIFORME
Senza riforme, l’azionde della Bce può poco o nulla – dice Draghi – per rimettere in carreggiata l’economia dell’Eurozona. Ma a guardar bene è vero anche il contrario. E facendo finta di niente, tutti i poteri forti sono contenti. Tanto da fare già il tifo per Mario nostro al Quirinale.