Il piano di Draghi per riaprire l’Italia a fine aprile e il ritardo nella vaccinazione che rischia di rovinare tutto

MARIO DRAGHI
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Mario Draghi è al lavoro per studiare una linea che consenta di riaprire l’Italia. Un piano che preveda di vaccinare gli anziani e riportare a scuola tutti gli alunni. E che cominci già a fine aprile, quando scadranno gli effetti del decreto legge 1 aprile 2021 n. 44. E intanto chiama i Ceo delle grandi case farmaceutiche per accelerare le consegne dei vaccini.

Il piano di Draghi per riaprire l’Italia a fine aprile: zona gialla e tutti a scuola

Il piano di Draghi per riaprire tutto a fine aprile lo racconta oggi Francesco Verderami sul Corriere della Sera. Ricordando che il premier vedrà Matteo Salvini nei prossimi giorni ma difenderà il ministro della Salute Roberto Speranza dagli attacchi della Lega. E segnalando che i numeri dicono che c’è un rallentamento dell’epidemia, ma devono essere confermati per poter agire. Su base regionale innanzitutto, ripristinando la zona gialla nelle regioni che potrebbero meritarla a breve. E con le scuole: Palazzo Chigi vuole riportare in presenza anche gli alunni delle superiori.

In alcune componenti dell’esecutivo intuisce però che non c’è stato un cambio di paradigma e intravvede una sorta di resistenza passiva. Il tempo però Draghi intende usarlo per realizzare gli obiettivi di governo: l’emergenza pandemica e il piano di rilancio europeo, che non gli riserverà problemi visto che ritiene di averlo affidato in buone mani. Del Recovery plan si occuperà la prossima settimana per illustrarlo ai presidenti delle Regioni.

Con loro l’approccio iniziale è stato piuttosto ruvido, ed è servito al premier per smontare la tesi in base alla quale lo Stato burocratico si contrapponeva al localismo virtuoso. Dopo il chiarimento i rapporti sono più distesi. In fondo c’è bisogno del concorso di tutti per vincere una scommessa che riguarda tutto il Paese.

Il primo problema da affrontare però sarà il piano di vaccinazione di massa. Secondo il generale Francesco Paolo Figliuolo, l’Italia avrebbe dovuto raggiungere la quota di 300mila dosi quotidiane entro la terza settimana di marzo. Poi il generale ha virato su metà aprile. Ma secondo gli esperti anche per quella data è difficile che si superi quota 240-270mila. E quindi il mezzo milione di vaccinazioni al giorno rimane un’utopia.

Come Draghi vuole riaprire l’Italia a fine aprile

Repubblica scrive oggi che al ministero della Salute hanno avviato uno studio riservato per capire quando si avrà l’ “effetto UK”, cioè la drastica riduzione dei morti. Oltremanica il primo
crollo si è verificato quando hanno fatto la prima dose a 20 milioni di cittadini. Secondo gli esperti, nel nostro Paese lo stesso effetto si avrà con 18 milioni di prime iniezioni. Ne mancano 11 milioni e mezzo. Con  una progressione realistica della campagna, il risultato si raggiunge nella seconda metà di maggio.

Un cambio di ritmo, per ora, lo si è visto soltanto con gli over 80 chiamati al primo inoculo: sono diventati il 56 per cento del totale. Ne rimangono ancora due milioni. L’obiettivo è
colmare il ritardo entro il 15 aprile: in undici giorni si punta a proteggere tutti gli ultraottantenni. La realtà però è che per ora il piano per la vaccinazione di massa del generale Figliuolo non decolla. Ed è questo il maggiore ostacolo alle riaperture.

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L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Adesso basta errori sul virus

Cantano vittoria come se avessero ottenuto chissà cosa, ma l’Italia che comincia a riaprire dal 26 aprile non è un successo delle destre. Con le solite balle a uso elettorale, Salvini & company da ieri stanno ingolfando i social per intestarsi il ritorno alla normalità

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