Draghi teme lo sciopero e richiama i sindacati. Cgil, Cisl e Uil di nuovo a Palazzo Chigi. Idee lontane su fisco e pensioni. Bombardieri, Sbarra e Landini non escludono la mobilitazione in assenza di risposte sulla Manovra

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Prova a disinnescare la mina dei sindacati il premier. Dopo il fallimentare faccia a faccia sulle tasse che Cgil Cisl e Uil hanno avuto con il ministro dell’Economia, lunedì scorso, Mario Draghi li convoca per oggi a Palazzo Chigi per un giro di ricognizione sulla Manovra.

A lasciare l’amaro in bocca ai sindacati non è stata solo l’indisponibilità di Daniele Franco a riconsiderare l’accordo sul taglio delle tasse raggiunto dalla maggioranza ma anche il mancato confronto sulle pensioni. Il governo aveva promesso a Cgil Cisl e Uil di aprire due finestre sul capitolo previdenziale. Un tavolo tecnico sui possibili ritocchi da inserire in Manovra e un confronto più ampio sugli interventi da adottare per rendere più flessibile il sistema pensionistico quando si esaurirà a fine 2022 la Quota 102 voluta dal Governo.

Un malcontento, quello dei sindacati, che potrebbe pure sfociare in una mobilitazione più corposa rispetto a quella messa in campo finora. “Non possono ogni volta presentarsi con l’accordo già fatto fra i partiti e non possiamo cambiare una virgola”, ha dichiarato Carmelo Barbagallo della Uil pensionati. “Non abbiamo abolito dal nostro vocabolario né le lotte né gli scioperi generali”, aggiunge.

Frasi che non lasciano indifferente il Governo. Che ora si muove. Non solo l’iniziativa di Draghi. Anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando si dà da fare: è in agenda, probabilmente la prossima settimana, il tavolo con i sindacati per avviare proprio la discussione sulle pensioni.