Draghi: stimoli della Bce ancora a lungo. Dopo 7 anni di crisi aziende e famiglie sono esitanti nell’assumere nuovi rischi economici e spingere la ripresa

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Sebbene si sia già visto un effetto sostanziale delle misure decise dalla Banca centrale europea sui prezzi degli asset e sulla fiducia nell’economia, ciò che veramente conta è che si possa vedere un effetto equivalente sugli investimenti, sui consumi e sull’inflazione. A spiegarlo è stato ieri lo stesso presidente della Bce, Mario Draghi, parlando a Washington alla Michel Camdessus lecture presso il Fmi. A questo scopo – ha detto Draghi – si implementerà in toto come annunciato il programma di acquisti di quote di debito pubblico, fino a quando non si vedrà almeno un aggiustamento prolungato del trend dell’inflazione. Parole dolci come zucchero per i mercati finanziari, che infatti ieri sono andati benissimo. Il programma di quantitative easing (immissione di liquidità monetaria) continuerà a lungo e questo doping finanziario resta determinante per far ripartire le banche e a casacata (si spera) la cosiddetta economia reale. Dopo 7 anni di una sequenza disabilitante di crisi, Draghi ha ammesso che le aziende e i privati sono esitanti nell’assumere rischi economici. Per questa ragione – ha concluso – occorrerà diverso tempo prima che si possa dichiarare il successo della strategia della Bce. Nel frattempo lo stimolo di politica monetaria rimarrà in atto fino a che sarà necessario per raggiungere pienamente il proprio obiettivo su una base realmente prolungata.

IL PESO DELLE RIFORME
Le misure non convenzionali decise (purtroppo tardivamente) dalla Bce si stanno d’altronde rivelando molto potenti. Più di quanto molti osservatori non avessero previsto, ha detto Draghi, e la loro forza è dovuta al fatto che hanno interagito con le riforme strutturali laddove queste sono state implementate.

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