Draghi non fa miracoli sui vaccini. I numeri sono disastrosi. Ritardi con gli Over 80 e ultimi in Ue sui 70enni. Altro che cambio di passo

vaccini Draghi
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

L’Italia al tempo di Draghi ed i vaccini? “Male, male”, dice la fondazione Gimbe. È quanto emerge dall’ultimo monitoraggio sulla campagna anti-Covid: degli oltre 4,4 milioni di over 80, 1.274.567, pari all’28,8 per cento, hanno completato il ciclo vaccinale mentre 1.212.019 (il 27,4 per cento) hanno ricevuto solo la prima dose, al netto delle rilevanti differenze tra una regione e l’altra.

Al 31 marzo hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 3.143.159 milioni di persone (5,3 per cento della popolazione), con marcate differenze regionali: dal 6,9 per cento della Provincia Autonoma di Bolzano al 3,9 per cento della Sardegna. “Le notevoli eterogeneità riflettono sia una differente capacità organizzativa, sia un eccesso di autonomia delle Regioni nella scelta delle categorie prioritarie da vaccinare”, ha commentato Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione Gimbe.

E non finisce qui. Perché nella fascia 70-79 anni, le cose vanno addirittura peggio: degli oltre 5,9 milioni, solo l’1,8 per cento hanno completato il ciclo vaccinale e l’8,1 per cento hanno ricevuto solo la prima dose, anche qui con notevoli difformità regionali. Per quanto riguarda i soggetti estremamente vulnerabili e portatori di disabilità gravi: anche se individuati dal piano vaccinale come categoria prioritaria subito dopo gli over 80, al momento la rendicontazione del database ufficiale non prevede una specifica categoria.

“Non si può escludere che nella categoria denominata ‘Altro’, con oltre 1,4 milioni di dosi (14,4 per cento del totale delle somministrazioni), rientri un certo numero di soggetti fragili”, precisa Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Escludendo da questo ‘contenitore’ le 572.692 dosi (39,6 per cento) somministrate ai 70enni, considerabili a rischio per fascia anagrafica, resta da fare luce su 873.787 (60,4 per cento) dosi somministrate a soggetti di cui non è possibile rilevare altre indicazioni di priorità.

“Per ragioni di trasparenza e monitoraggio – continua il presidente – da un lato è indispensabile inserire nel report ufficiale la categoria dei soggetti ad elevata fragilità al fine di garantire una precisa rendicontazione, dall’altro bisogna fare chiarezza sulla categoria ‘altro’, che ancora una volta permette di rilevare enormi differenze regionali”.

Il ritardo nella protezione delle classi d’età più fragili emerge anche dal monitoraggio dell’European Centre for Disease Control and Prevention (Ecdc): l’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, in particolare per la fascia 70-79 anni, dove si colloca a fondo classifica. “Se i vaccini rappresentano la via maestra per uscire gradualmente dalla pandemia – conclude il presidente della Fondazione Gimbe Cartabellotta – è bene ribadire l’inderogabile necessità di proteggere in maniera prioritaria le persone fragili, più a rischio di sviluppare forme severe di Covid-19 che richiedono assistenza ospedaliera”.

Leggi anche: Marche, Veneto e Trento arancioni da martedì. L’indice Rt nazionale scende ma le terapie intensive sono ancora sopra la soglia critica.