Dubbi sul cantiere. E i pm paralizzano Fincantieri. Magistrati in disaccordo pure tra loro. Squinzi evoca l’Ilva e la solita manina anti imprese. Un Paese che non vuole crescere

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Come si fa a far ripartire l’occupazione se a tutti i problemi – dalla burocrazia al credito ai timori per la stessa tenuta della moneta nel pieno del caso Grecia – ci si mette anche la magistratura con provvedimenti dirompenti? L’ultimo riguarda Fincantieri, che si è vista mettere i sigilli allo stabilimento di Monfalcone (Gorizia). Un intervento disposto dai carabinieri per la Tutela del Noe (Nucleo operativo ecologico) su ordine del tribunale penale di Gorizia. Si blocca così un’area strategica per tutta la produzione, suscitando l’ira del presidente degli industriali Giorgio Squinzi che ha parlato di nuovo caso Ilva. La vicenda, nella sua delicatezza, aveva suscitato un ampio dibattito tra gli stessi magistrati, tanto che una prima richiesta di sequestro nel 2013 era stata respinta sia dal Gip del Tribunale di Gorizia, sia dallo stesso Tribunale in sede di appello. La Procura della Repubblica aveva fatto però opposizione in Cassazione e stavolta l’ha spuntata. Nel mirino c’è una presunta attività di gestione di rifiuti non autorizzata. La contestazione riguarda infatti il deposito temporaneo messo a disposizione da Fincantieri, dove i vari rifiuti vengono ammassati e quindi rimossi da parte di un’altra ditta subappaltatrice. Uno stoccaggio temporaneo che per un giudice è normale nel corso di un’attività industriale ma che per un altro equivale a un “deposito incontrollato”, e perciò sanzionato dalla legge sul trattamento dei rifiuti. “Siamo di fronte a un altro caso Ilva, un altro caso in cui sembra che non si voglia che le imprese operino in questo Paese”, ha detto Squinzi ricordando la famosa “manina anti-imprese” di cui aveva parlato solo poco tempo fa.