La Sveglia

Duemila testimonianze sullo sterminio dei palestinesi

Millecentosette palestinesi uccisi in Cisgiordania dall’ottobre 2023, ed è un conteggio minimo tenuto da un’organizzazione israeliana. B’Tselem ha presentato il 14 settembre a Gerusalemme “The Elimination Project”, costruito su duemila testimonianze e su trent’anni di documentazione, e scrive che la Cisgiordania è sotto un assalto che smantella “in modo sistematico e a ritmo accelerato” le fondamenta dell’esistenza palestinese.

Le leve elencate sono cinque. Sono la violenza insieme a milizie di coloni armati, la pulizia etnica, le restrizioni al movimento, la distruzione della vita sociale e politica e lo strangolamento economico, che il rapporto misura nella disoccupazione salita dal 13,1 per cento del 2022 a oltre il 31 per cento del 2024. L’accelerazione viene collocata nel governo di Benjamin Netanyahu insediato a fine 2022, e la fase più dura dopo l’ottobre successivo. La direttrice esecutiva Yuli Novak parla di «un progetto politico». E chiede a governi e istituzioni internazionali di usare ogni strumento disponibile per fermarlo, dentro quello che B’Tselem chiama il regime di apartheid israeliano.

L’esercito israeliano ha risposto all’agenzia France-Presse che l’accusa di voler eliminare i palestinesi come popolo è “falsa, priva di fondamento e palesemente distaccata dalla realtà”, e lo stesso giorno i soldati sono entrati a Betlemme e nei campi profughi di Dheisheh e Aida e hanno arrestato quattro palestinesi, come riferisce l’agenzia palestinese Wafa. Una di quelle parole l’aveva già scritta un ministro. Il 19 settembre 2025, su X, il titolare delle Finanze Bezalel Smotrich annunciava che avrebbe usato ogni strumento a sua disposizione per impedire la nascita di uno Stato palestinese, compreso il collasso dell’Autorità palestinese, “attraverso lo strangolamento economico”.