Ecco cosa cambierà nella pubblica amministrazione. Via libera dal Senato alla riforma. Maggioranza in Senato senza il numero legale. E Renzi twitta contro i gufi

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l basso profilo dei consiglieri di amministrazione della Rai scelti da Governo, Pd, Forza Italia e Area Popolare è più di un indizio che il teatrino della politica è tornato alla sua stagione migliore. Prima si fa finta di litigare, ma poi d’amore e d’accordo si spartiscono le poltrone, evitando così il rischio di imboscate o quel fastidio di scegliere personalità di alto profilo piuttosto che i soliti ascari di partito. Dopo l’indizio serve una prova? Eccola, immediata e lampante, in simultanea con la designazione dei verti della tv pubblica: al Senato l’Aula approva in via definitiva il ddl di deleghe al governo sulla riforma della pubblica amministrazione. Un’impresa impossibile se le opposizioni avessero fatto sul serio, uscendo al momento del voto e facendo mancare il numero legale. Ma quella del teatrino si sa che è una recita. E così l’opposizione pur votando uno sterile no, di fatto fa passare la riforma.

PICCOLI PASSI

La maggioranza ieri non aveva neanche i 150 voti necessari per garantire il numero legale. I sì alla fine sono stati appena 145, ma i 97 no (compresa la quinta colonna dei verdininai) ha fatto passare in via definitiva una norma definita con sprezzo del pericolo “riforma della Pubblica amministrazione”. Come se bastasse sacrificare il corpo dei Forestali o eliminare il 118 per raddrizzare uno Stato che nei suoi uffici fa acqua da tutte le parti. Nelle deleghe c’è infatti pochissimo. O per lo meno troppo poco rispetto a quanto andrebbe riformato sul serio nella Pubblica amministrazione. Per Renzi però il dato politico basta e avanza per schermire chi ha contrastato sul serio il provvedimento. “Un altro tassello: approvata la riforma Pa #lavoltabuona un abbraccio agli amici gufi” ha commentato il presidente del Consiglio su Twitter. Con l’immancabile cinguettio anche dal ministro Marianna Madia: “Riforma Pa è legge. Continua il lavoro sui decreti attuativi”.

SPARISCONO 113, 115 E 118

Ma di cosa si tratta in concreto? In cosa consiste questa riforma che sarebbe più corretto definire riformina? Alcuni obiettivi sono importanti e attesi da tempo, anche se bisognerà vedere come saranno poi concretizzati sul serio. Si va dalla stretta sui dirigenti, che potranno essere licenziati a un ruolo di forte controllo da parte di Palazzo Chigi su tutto l’apparato dello Stato. Un corto circuito nelle prerogative degli uffici pubblici rispetto all’Esecutivo. E non finisce qui. Si iniziano ad accorpare alcuni corpi del comparto sicurezza, con il primo obiettivo di far confluire la Forestale nei Carabinieri. Saranno poi le deleghe a stabilire come e se diventerà realtà il riordino delle partecipate e dei servizi pubblici locali. Cancellato l’emendamento che attribuiva un valore diverso al voto di laurea a seconda dell’università frequentata e abolito invece il voto minimo per partecipare ai concorsi pubblici. Bollette e multe si potranno pagare col telefonino e il numero per le emergenze sarà unificato nel 112 (aboliti il 113, 115 e 118).