Ecco tutti gli errori di Biden. Ora pure il New York Times li vede

Christopher Caldwell in un editoriale sul New York Times sottolinea tutti gli errori degli Usa in questa guerra.

Se fosse uscito da noi un pezzo del genere, magari su un quotidiano al di fuori della cerchia dei media che tanto accarezzano il potere e ne sono accarezzati sarebbe scoppiato un putiferio. Eppure il New York Times pubblica un editoriale di Christopher Caldwell in cui si sottolineano senza paura di essere accusati di filoputinismo tutti gli errori degli Usa in questa guerra: “Gli Stati Uniti – scrive Caldwell – hanno contribuito a trasformare questo conflitto tragico, locale e ambiguo in una potenziale conflagrazione mondiale”.

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Christopher Caldwell in un editoriale sul New York Times sottolinea tutti gli errori degli Usa in questa guerra

Il New York Times racconta del 2014, quando “gli Stati Uniti hanno appoggiato una rivolta – nelle sue fasi finali una violenta rivolta – contro il governo ucraino legittimamente eletto di Viktor Yanukovich, che era filo-russo. La corruzione del governo di Yanukovich è stata molto addotta dai difensori della ribellione, ma la corruzione è un problema ucraino perenne, anche oggi”.

Caldwell racconta che la Russia, a sua volta, ha annesso la Crimea, una parte storicamente di lingua russa dell’Ucraina che dal 18° secolo era stata la sede della flotta russa del Mar Nero. “Negli ultimi anni – si legge- , il controllo russo della Crimea è sembrato fornire un accordo regionale stabile: i vicini europei della Russia, almeno, hanno lasciato in pace il can che dorme.

Ma gli Stati Uniti non hanno mai accettato l’accordo. Il 10 novembre 2021, gli Stati Uniti e l’Ucraina hanno firmato una “carta sul partenariato strategico” che chiedeva all’Ucraina di aderire alla Nato, condannato “l’aggressione russa in corso” e affermato un “impegno incrollabile” per la reintegrazione della Crimea in Ucraina.

Quella carta “convinse la Russia che doveva attaccare o essere attaccata”, ha scritto Guaino. “È l’ineluttabile processo del 1914 in tutta la sua terrificante purezza.” Questo è un resoconto fedele della guerra che il presidente Vladimir Putin ha affermato di combattere. “C’erano forniture costanti delle più moderne attrezzature militari”, ha detto Putin all’annuale Victory Parade della Russia il 9 maggio, riferendosi all’armamento straniero dell’Ucraina.

“Il pericolo cresceva ogni giorno”. Se avesse ragione a preoccuparsi della sicurezza della Russia dipende dal proprio punto di vista. I notiziari occidentali tendono a sminuirlo. La condanna del New York Times è netta: “anche se non accettiamo l’affermazione del signor Putin secondo cui l’armamento americano dell’Ucraina è il motivo per cui la guerra è avvenuta in primo luogo, è certamente il motivo per cui la guerra ha assunto la forma cinetica, esplosiva e letale che ha. Il nostro ruolo in questo non è passivo o incidentale. Abbiamo dato agli ucraini motivo di credere di poter prevalere in una guerra di escalation”. E ora gestire l’escalation è difficile e pericoloso.

Secondo Caldwell per gli Usa fare concessione vorrebbe dire “perdere la faccia”. “Quindi l’amministrazione – si legge sul New York Times – sta chiudendo le vie di negoziazione e sta lavorando per intensificare la guerra. Siamo in gioco per vincerlo. Con il tempo, l’enorme importazione di armi mortali, comprese quelle provenienti dallo stanziamento di 40 miliardi di dollari appena autorizzato, potrebbe portare la guerra a un livello diverso.

Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha avvertito in un discorso agli studenti questo mese che i giorni più sanguinosi della guerra stavano arrivando”. È un’opinione, per carità. Ma immaginate come si verrebbe bollati qui con un ragionamento del genere. Ed è un ragionamento che, con il passare del tempo, diventerà obbligatorio. Segnatevelo.

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