Tagli fiscali, qui serve Chi l’ha visto? La propaganda renziana della Enews smentita dal bollettino di Bankitalia

di Francesco Bonazzi
Editoriale

Il diavolo è nei particolari, ma a volte i particolari sono decisamente sfortunati. Ieri mattina Matteo Renzi ha diffuso nell’orbe internettiano la sua fondamentale “Enews”, uno strumento di (legittima) propaganda pensato per saltare l’intermediazione della carta stampata e rivolgersi al popolo, specie a quello più giovane e scarsamente votante. Ebbene, nell’edizione di ieri il premier rivendicava di aver tagliato le tasse come nessuno mai. “Sono tutti convinti che abbiamo fatto bene ad abbassare le tasse. Ma ciascuno ha la sua personale classifica di quelle che andavano tagliate e quelle che invece andavano mantenute. Impossibile accontentare tutti, dai. Però consapevolezza che rispetto al passato si è cambiato marcia: ora le tasse vanno giù, prima andavano su”.

Passano pochi minuti e Bankitalia, certo senza voler fare uno sgarbo al governo, diffonde il suo Bollettino statistico. E qui, sotto l’ininfluente notizia che l’enorme debito pubblico italiano è calato in misura infinitesimale, ecco il dato che colpisce davvero: nell’intero 2015 le entrate fiscali di quell’idrovora che chiamiamo Stato sono aumentate del 6,4%. I conti quindi non tornano. Le entrate tributarie, ovvero i soldi che il governo ottiene dai cittadini e dalle imprese per far funzionare lo Stato non coincidono esattamente con la pressione fiscale, che è l’impatto che tasse, tributi e contributi previdenziali hanno sul Pil. Ma quando un esecutivo racconta che ha “abbassato le tasse” e il giorno stesso un organismo indipendente come quello guidato da Vincenzo Visco certifica che lo Stato ha invece incassato molti più tributi, qualcosa non torna. Ci saranno sicuro della “tecnicalità” che “spiegano” tutto. In materia fiscale, del resto, l’Italia è un Paese dove ogni tesi è sostenibile. Ma resta il fatto che siamo di fronte a una predicazione (o a una “narrazione”, per usare il gergo renziano) che sbatte contro le cifre di Bankitalia. La Cgia di Mestre spiega che nel 2016 la pressione fiscale scenderà dal 43,7 al 43,2%, specie per merito della riduzione delle imposte sugli immobili, ma ricorda che entro fine anno il governo dovrà trovare 15 miliardi per non far scattare le micidiali clausole di salvaguardia della Legge di stabilità. Insomma, occhio al portafogli. E occhio alla propaganda, che di solito anticipa i borseggi.