L'Editoriale

A Varsavia le solite scelte folli

A quasi un anno dall'inizio della guerra in Ucraina, a Varsavia Biden e gli alleati hanno dimostrato di non saper fare altro che aumentare la dose delle armi.

A Varsavia le solite scelte folli

A quasi un anno dall’inizio della guerra in Ucraina, ieri a Varsavia Biden e gli alleati hanno dimostrato di non saper fare altro che aumentare la dose delle armi, sperando che Putin perda militarmente e si ritiri in buon ordine, senza usare gli ordigni nucleari, e aspettando serenamente di essere deposto per aver portato alla sconfitta il suo Paese.

Non serve essere grandi strateghi per immaginare che un tale scenario, oltre che improbabile, sarebbe disastroso per i futuri equilibri di un’area che diventerebbe un Vietnam alle porte dell’Europa. Solo per questo i cinesi non danno armi a Mosca, al contrario di quanto facciamo anche noi italiani con Kiev, ben sapendo a Pechino che più la guerra dura più i confini dell’Ue saranno instabili e più dovremo fare i conti con mille problemi sul piano dell’energia e della sicurezza.

In questo quadro, la Meloni è andata a baciare la pantofola a Zelensky e al presidente Usa, puntando ad avere diritto di tribuna quando le maggiori imprese del mondo si siederanno al tavolo per spartirsi i fondi della ricostruzione.

Così Palazzo Chigi sta raccattando ogni euro per spedire costosissimi sistemi antimissile e persino i caccia, al prezzo di tagliare di tutto, dai sussidi ai poveri al Superbonus con cui campano più di centomila piccole e medie attività del settore edile, sacrificate oggi per far lavorare a Kiev domani qualche decina dei soliti industriali. Una scelta folle dietro l’altra, mentre dell’unica cosa saggia – investire lo stesso impegno per una soluzione diplomatica – si continua a non vederne traccia.