L'Editoriale

A che serve l’attacco al Viminale

LUCIANA LAMORGESE
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Per fortuna che in Italia abbiamo una Sinistra che mai si scorda di che pasta è fatta, e ieri, in mezzo alla crisi afghana, con l’onorevole Pastorino (LeU) ha annunciato un’interrogazione parlamentare urgente per sapere dal governo come mai la Serie A di calcio su Dzan si veda una ciofeca.

Questioni esistenziali, quanto quelle di una Destra che pure in mezzo alle emergenze senza qualcuno da randellare si annoia, e ora che Conte non è più premier e Speranza è stato reso demodé da Draghi, ha nel mirino la Lamorgese.

Come il blu che sta bene su tutto, il capo del Viminale sarebbe responsabile di qualunque tragedia: i migranti che sbarcano (come avviene da trent’anni), gli americani che hanno gestito a cavolo il disimpegno da Kabul (e ora ci dovremo prendere i profughi), fino ai rave party illegali, come lo sono d’altra parte in tutto il mondo.

La Lega però fa parte del governo, e la Meloni in tv può scaricare sulla ministra quanto fango vuole, ma poi tergiversa nel chiederne la sfiducia, perché Salvini farebbe un’altra figura di tolla nel non votarla, e questo non è proprio il regalo migliore mentre si cerca di ricucire in una federazione la vecchia alleanza e c’è da marciare uniti alle amministrative di ottobre.

Dunque le fibrillazioni da interviste e talk show sono solo una recita, buona per tenere caldi i tifosi, ma non c’è Green Pass o Lamorgese che possa mettere l’esecutivo minimamente in crisi. Perché a parte il prossimo Capo dello Stato e stare a galla tutto il resto è fuffa.

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