Autostrade, i Benetton hanno tirato troppo la corda

di Gaetano Pedullà

Si dice che il gioco è bello quando dura poco, mentre invece il giochino delle autostrade affidate ai privati per due soldi è stato bellissimo (per loro) ed è durato decenni. Adesso era ora che questo scandalo al sole finisse, anche perché se non sono sufficienti i 43 morti del ponte Morandi di Genova o i 40 del viadotto Acqualonga di Avellino, vuol dire che si è abolito di nascosto l’istituto giuridico della risoluzione contrattuale per responsabilità grave. Su queste due e altre tragedie pendono processi e indagini a carico del concessionario Autostrade per l’Italia, accusato di non aver fatto le dovute manutenzioni.

Quella delle concessioni su buona parte della nostra rete viaria è però una vergogna a prescindere dei gravissimi incidenti che si sono verificati, perché come sa bene chi legge questo giornale sin dai primi giorni di pubblicazione, l’intero sistema di affidamento ai privati fu costruito sin dalla nascita completamente sbilanciato a sfavore dello Stato. I concessionari, insomma, guadagnavano miliardi, e per fare ancora più cassa e spartirsi i dividendi potevano affidare parte delle manutenzioni a società controllate. Così solo nel 2018 i maggiori gruppi hanno fatto quasi sei miliardi di utili, mentre gli automobilisti hanno visto persino aumentare i pedaggi. In questo quadro il Governo, su spinta del solo M5S, ha spinto per mettere fine a un inspiegabile privilegio, anche se con un po’ di fantasia una spiegazione su tanta benevolenza verso i privati la si può immaginare.

Per Atlantia, la holding controllata dalla famiglia Benetton e che ha in pancia anche Autostrade per l’Italia, c’era perciò un ultimo treno per salvare il salvabile, ma nonostante il cambio di strategia rispetto agli anni in cui trattavano i Governi di qualunque colore in modo arrogante, si è preferito ignorare l’allora capo politico e ministro dei trasporti dei 5S, Di Maio e Toninelli – sempre irremovibili nel chiudere questa mangiatoia a spese degli italiani – nella speranza che il Movimento naufragasse, e poi un’intesa col Centrodestra o col Pd la si sarebbe trovata. Per prendere tempo si è messa in piedi anche una imbarazzante telenovela, con l’ipotesi di acquisto di una quota di Alitalia, per tenere buono così l’Esecutivo alle prese con la perenne crisi dell’ex compagnia di bandiera. Alla fine però si è arrivati al capolinea di un tortuoso iter burocratico e autorizzativo, e perciò adesso la revoca della concessione è davvero a un passo.

Per Atlantia – che ha sempre detto di farci quasi un favore gestendo i caselli – si profila invece un crollo dei profitti, tanto da ipotizzare la vendita di pezzi di altre società in portafoglio. Sarebbe stato prudente, dunque, scendere a patti col Governo e valutare una transazione. Il Gruppo, abituato solo a prendere e mai a dare, anche in questa fase terminale non ci ha pensato proprio a patteggiare, e a un certo punto il valore del titolo in Borsa era tornato vicino ai valori precedenti al disastro di Genova. Una scommessa sbagliata, perché a differenza di quanto avveniva in passato, stavolta il Governo non ha fatto per chissà quale inconfessabile motivo retromarcia. E ora le autostrade potrebbero tornare allo Stato, che farebbe bene a non fare l’imprenditore – cosa che produce solo clientele e non sa fare – ma a bandire nuove gare dove i privati guadagneranno il giusto, senza strafare com’è adesso, per destinare il resto degli utili alle casse pubbliche, consentendo così anche di abbassare le tariffe a carico degli automobilisti.

Se tutto questo si realizzerà davvero, al netto dell’inevitabile trincea legale nella quale si caleranno i Benetton e gli altri beneficiati da uno dei più grandi regali pubblici di sempre, ne godranno i cittadini e tutto il Paese, perché i costi di trasporto più bassi incideranno sul prezzo finale delle merci. Se poi alle nuove gare parteciperà anche Autostrade per l’Italia e con il suo innegabile know how vincerà alle nuove condizioni, ben venga perchè vorrà dire che avrà fatto l’offerta migliore. Un’offerta che questa volta sarà migliore anche per tutti gli italiani.

 

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