Avvisi ai naviganti in arrivo dai mercati e dall’Europa. Bruxelles non ha capito la lezione

di Gaetano Pedullà

Avvisi ai naviganti in arrivo dai mercati e dall’Europa. Per qualche ora, giusto il tempo di far capire l’aria che tira, i titoli del nostro debito pubblico sono diventati più rischiosi di quelli della Grecia. Un regalo, l’ultimo di una lunga serie della Commissione europea, o se vogliamo di quello che resta del vecchio governo dell’Unione, prorogato in attesa di far partire il nuovo corso affidato a Ursula von der Leyen.

Il clima tra Bruxelles e Roma non è quello tempestoso di altre stagioni, ma non ci sono lupi che perdono il vizio, e su certi regali è bene non farci affidamento. Ora è chiaro che in Europa c’è preoccupazione per l’approvazione della nostra Manovra, tradizionalmente soggetta all’assalto alla diligenza che sta per cominciare in Parlamento.

Personaggi come il commissario uscente Moscovici, un’ex colomba poi diventato falco del rigore nei bilanci pubblici, sanno bene che certi avvertimenti hanno però l’effetto di deprimere ulteriormente lo scenario, e di provocare effetti come il sorpasso del rendimento dei nostri titoli di Stato rispetto a quelli di Atene. L’Italia per gli accordi e il debito che ha non può fare a meno di rispettare le regole, ma un modo diverso di convivere in una Unione europea che è strumento di crescita dei Paesi e non una trappola per chi ci sta dentro è un’assoluta priorità. Gli inglesi che fuggono e la crescita delle forze sovraniste non sono la causa ma l’effetto di un modello che non funziona, e che va cambiato se non si vuole che presto o tardi ci sia chi sfascia tutto.

 

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