È bastato un video. Un professore che parla. Un referendum che entra finalmente nelle case. Poi la mano invisibile che abbassa il volume.
Meta ha deciso che l’intervento di Alessandro Barbero sul referendum sulla giustizia doveva essere rallentato, meglio ancora affossato. Ufficialmente per “fact-checking”. In concreto per eccesso di diffusione. Troppo visto e troppo condiviso. In una parola: troppo politico.
Il meccanismo è noto: si prende un contenuto che contiene un’opinione, lo si passa al setaccio di una verifica pensata per le bufale grossolane, si isola una frase discutibile e la si trasforma in un giudizio totale. “Falso”. Da lì scatta la sanzione che conta davvero: il declassamento algoritmico. Il video resta online, come un soprammobile, ma smette di circolare. Non c’è bisogno di vietarlo, è già muto.
Il punto non è Barbero. Il punto qui è il precedente che si crea. In una campagna referendaria, una piattaforma privata (con l’aiuto di un media italiano) decide che una posizione politica deve smettere di arrivare alle persone perché “virale”. È una dichiarazione di potere. E anche di metodo: si governa il dibattito regolando la portata, invece di discutere nel merito il contenuto. E così si altera il campo senza sporcarsi le mani.
C’è un dettaglio che andrebbe scolpito. I fact-checking che hanno ispirato l’intervento non smontano l’intero discorso di Barbero. Al massimo distinguono, correggono un passaggio. È il normale funzionamento del confronto pubblico. Meta prende quella complessità e la schiaccia in un bollino binario, buono per l’algoritmo e pessimo per la democrazia.
Così la campagna referendaria viene inquinata due volte. Prima perché una voce viene resa meno udibile nel momento in cui conta. E poi perché la discussione si sposta dal merito del referendum al teatro della censura, tra indignazioni, vittimismi e sospetti. Un favore gigantesco a chi non vuole discutere di giustizia ma solo controllare il rumore.
Tecnicamente si chiama censura per sottrazione. Funziona benissimo perché non lascia tracce visibili. E perché viene venduta come tutela ma in realtà è una scelta politica esercitata senza responsabilità politica. Un algoritmo che decide cosa è troppo, quando è troppo e per chi è troppo.
Bentornato, Miniculpop.