L'Editoriale

La Cartabia rivaluta Bonafede

Cartabia Bonafede
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Chi si è messo le mani ai capelli per gli applausi a Mattarella alla Scala proprio mentre da presidente del Csm faceva lo spettatore muto all’ennesima porta girevole tra politica e magistratura, ieri gli stessi capelli se li è proprio scippati dalla testa.

Alla festa di Fratelli d’Italia, la ministra della Giustizia dei “migliori”, Marta Cartabia, ha promesso che non ci sarà mai più un caso Maresca (leggi l’articolo), cioè il magistrato che per mezza giornata farà il giudice a Campobasso e per l’altra metà il consigliere comunale a Napoli, dove era il candidato sindaco del Centrodestra, e per quanto dica il contrario è considerato da tutti il leader dell’opposizione.

Sfidando il senso del ridicolo, la Guardasigilli ha fatto finta di dimenticare che è stata proprio lei a cambiare i connotati alla Riforma della Giustizia Bonafede, dove il conflitto d’interessi anche tra le stesse toghe e le correnti politicizzate era raso al suolo da limiti precisi, fino ad arrivare al sorteggio per selezionare i componenti dell’organo di autogoverno della magistratura.

Ora la povera Cartabia, che piace tanto alla gente che piace, e che a furia di essere strombazzata dai giornaloni è entrata nella short list del Quirinabili, annuncia che chiederà alle forze politiche di impedire nuove sovrapposizioni tra poteri dello Stato, e un sistema elettorale diverso per il Csm.

Meglio tardi che mai, sempre che gli stessi partiti che hanno candidato da Maresca (Lega) a Emiliano e Ferri (Pd), e tutti gli altri togati, accettino di buon grado di mollare la loro presa su Procure e tribunali. E a quel punto strapparsi i capelli toccherà alla Cartabia.

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