L'Editoriale

Che errore le urne su misura

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Se non l’avessimo letto con i nostri occhi non potremmo crederci: la bocciatura del referendum sulla legge elettorale proposto dalla Lega “è un furto di democrazia” da parte di “Pd e Cinque Stelle che sono e restano attaccati alle poltrone”. Parole di Matteo Salvini, lo stesso che vuole buttare 300 milioni di soldi pubblici per un altro referendum, quello per salvarne 345 di poltrone di deputati e senatori. E il paradosso non finisce qui. Con la bocciatura della Corte costituzionale alla proposta delle Regioni a trazione leghista si salva l’attuale Rosatellum, con l’impianto di quel Porcellum che porta la firma di un esponente proprio del Carroccio, Roberto Calderoli.

Le proteste del Capitano, come si fa chiamare dai suoi ultrà, superano dunque il limite del grottesco. E come Putin, che appena due giorni fa ha fatto dimettere il Governo di Mosca per cambiare la Costituzione e restare più a lungo al potere, Salvini pretende di fare e disfare le regole a seconda della sua convenienza. La legge dice che si vota ogni cinque anni o quando non c’è modo di comporre una maggioranza parlamentare? Per la Lega si deve cambiare e votare quando sono favorevoli i sondaggi. E ancora: Cinque Stelle e Pd stanno soffrendo elettoralmente per essersi caricati il peso di governare in una condizione economica e sociale terribile? Si cambia il sistema elettorale e passando a un meccanismo interamente maggioritario si prenota un controllo assoluto del Parlamento, anticamera di quei pieni poteri di cui sempre Salvini va parlando.

Anche per questo le Camere farebbero bene a non perdere tempo nel correggere le regole del gioco. E poi smetterla di cambiare leggi elettorali come abiti su misura delle maggioranze del momento. Renzi e Gentiloni col modello costruito esclusivamente per fregare i 5 Stelle, destinati ad arrivare primi alle politiche del 2018, pensavano di blindare Palazzo Chigi facendo accordare i secondi e i terzi, cioè Pd e Centrodestra o viceversa. Poi abbiamo visto com’è andata: la somma dei perdenti non arrivava al 50% dei seggi e il Movimento è andato lo stesso al Governo. Le ciambelle di chi vuole imporci come andare alle urne, insomma, raramente riescono col buco.

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