L'Editoriale

Che errore processare la polizia

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Ha usato parole sbagliatissime, ma alla fine della fiera il povero poliziotto che ha difeso la vergogna del blitz alla scuola Diaz di Genova è sospeso mentre il capo della polizia che aveva la responsabilità di quel blitz fa indisturbato il presidente di una delle maggiori società industriali partecipate dallo Stato. Due pesi e due misure che sono il frutto amaro di un grande scandalo italiano con il quale questo Paese non ha mai voluto fare i conti fino in fondo. Le sentenze che hanno tagliato le foglie basse e lasciato al sole quelle in cima certo non aiutano. Ma è il giudizio politico quello che più manca. A farne le spese così restano le forze dell’ordine, ancora una volta vittime sacrificali di ogni disagio del Paese. C’è chi vi vede all’interno tracce di autoritarismo o addirittura fascismo, chi le bersaglia di sassi e vernice a ogni manifestazione, chi le lascia a pancia vuota con stipendi da fame. Certo, ci sono servitori dello Stato che sbagliano. È successo con Cucchi, con Aldovrandi, con Uva e alla Diaz. Ma tutta la polizia è un’altra cosa. E processarla un gravissimo errore.

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