L'Editoriale

Chi c’è dietro Michetti chi?

Roma Michetti
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Dopo avergliene dette di tutti i colori per cinque anni, con la complicità della stampa unica dei padroni, la destra ha bisogno non di uno ma di due candidati per rincorrere la Raggi. Così, senza metterci la faccia con i sui “campioni” (a proposito, che batosta per Gasparri! Ci sperava tanto…) la trimurti Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia – o quello che ne resta – ha scelto per conquistare il Campidoglio Michetti e Matone, cioè due civici paravento dei soliti noti. Chi non ha scordato la sindacatura di Alemanno, infatti, sa perfettamente che assessori e decisioni chiave di quella stagione erano sistematicamente indicati da Meloni e Polverini (all’epoca col Popolo delle libertà, cioè Berlusconi).

Un film che si può rigirare, e pure meglio, perché è fuori discussione che questi due neofiti di fronte agli ordini di cotanti padrini possano fiatare. Anche la Raggi al primo giro veniva dalla cosiddetta società civile, ma dopo aver fatto una prima esperienza in Consiglio comunale è diventata sindaca senza avere dietro chi ha fatto il peggio possibile per la Capitale. Perché è questa la prima verità che va svelata ai romani: chi vota Gualtieri, Calenda o Michetti-Matone sceglie l’usato sicuro, nel senso che è sicuro dove torniamo.

D’altra parte la Raggi avrà fatto anche errori, ma di certo non è stata lei a dissanguare le casse municipali o a fare arricchire ladri e corruttori, come ai bei tempi andati. Al contrario, con continui risparmi e una politica di buon senso, ha ridotto i debiti, salvato il trasporto pubblico (l’azienda dei bus era tacnicamente fallita) e programmata una ripartenza possibile (investimenti con il Recovery, Giubileo ed Expo 2030), al posto di quelle Olimpiadi che senza soldi e la macchina amministrativa devastata sarebbero stati il luna park di finanziatori a caro prezzo e speculatori.

Dunque, prima di scoprire chi è Michetti chi, o come una giudice possa transitare dalla tv di Vespa direttamente a una candidatura così importante, riflettiamo su chi muove i fili. E sulla paura che questi signori hanno di essere smascherati, a tal punto da aver dovuto farsi sostituire.

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