L'Editoriale

Cingolani e i furbi dell’energia

Cingolani
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Prima o poi doveva succedere: dopo non aver condiviso quasi niente di quello che ha fatto (e non ha fatto) in un anno il ministro Cingolani, questa volta dobbiamo dargli ragione. Sui prezzi dell’energia e del gas si è fatta un’enorme speculazione, anche se sentirlo ammettere in Parlamento ora che il conto da pagare è stratosferico fa masticare amaro.

Il responsabile della Transizione ecologica, al quale sono stati affidati grandi poteri, pure di controllo, denuncia il fenomeno troppo tardi, e dopo aver sbagliato completamente mira quando avvertì dei rincari facendo finire nel mirino i costi della svolta Green invece che i distributori. Un sistema industriale che tutti accettiamo così com’è da sempre, a partire dal cartello internazionale dei petrolieri (il famoso Opec silenziosamente tollerato da tutte le Autorità antitrust del mondo).

Aver preso coscienza che il caro-bollette passa da precise responsabilità, oltre alla guerra in Ucraina e all’assenza storica di un piano nazionale per l’energia che non passi dai rubinetti del fornitore amico di turno – prima Gheddafi, poi la Francia e la Russia – non basta però a darci una prospettiva nuova. Da un ministro ci si attendono anche soluzioni e strategie per tutti i possibili scenari.

Da questo vuoto nasce l’incredibile passo indietro sul fronte della sostenibilità ambientale, tornando a bucare l’Adriatico per estrarre un gas costoso e di bassa qualità. Per rendere l’Italia davvero indipendente nel fabbisogno di energia è invece sulla strada delle rinnovabili che c’è futuro. E qui la spinta di Cingolani non l’abbiamo vista ancora.

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