L'Editoriale

Così Putin ha sconfitto pure l’Ue

Guerra in Ucraina
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A quanto se ne sa, nelle prossime ore scatterà l’assalto dell’esercito russo a Kiev. Qualunque sarà la sorte di Zelesky, fosse anche ucciso o che si arrenda, la resistenza ucraina non deporrà le armi, e presto tutto il dibattito sul costo delle sanzioni a Mosca ci sembrerà niente rispetto alla destabilizzazione che partendo da quell’area lambirà l’Unione europea.

Di questo i leader dei governi riuniti ieri a Versailles (leggi l’articolo) sono consapevoli, ma al termine delle solite chiacchiere e foto opportunity non hanno deciso niente, se non di rivedersi. Nessun passo avanti sul piano della diplomazia, perché il gas di Vladimir Putin serve a tutti, solo minacce per quanto riguarda l’embargo di ulteriori beni, slitta persino la risposta alla richiesta dell’Ucraina di entrare nella Ue.

Di tutta questa partita, insomma, ce ne siamo già lavati le mani, e dopo aver tradito chi in Afghanistan aveva creduto all’Occidente, adesso facciamo capire di che pasta siamo anche a quei Paesi, e ai loro giovani, che hanno riposto nell’Europa il sogno di affrancarsi per sempre dal revanscismo sovietico.

Anche nella stessa Russia, dove in migliaia hanno protestato contro la guerra nonostante i metodi espliciti della autorità, resterà chiara la lezione su quanto sappiamo essere cinici, donando agli ucraini persino le armi, purché se la vedano loro, a costo di trasformare il loro Stato in un Vietnam.

Per questo, invece di dare a Kiev i missili, dovevamo e dobbiamo usare la spada delle ritorsioni economiche per costringere Putin a trattare. Diversamente Zelensky può cadere, ma poi l’Ucraina sarà una polveriera più pericolosa di adesso.

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