L'Editoriale

Da ora il Pd non sarà più lo stesso

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L’ultimo dei grandi partiti politici sopravvissuto sotto falso nome al Novecento sta per implodere. Un crollo dall’interno, visto che all’esterno il Pd – erede della tradizione storica del Pci – è ancora la principale forza politica e azionista di riferimento del Governo. Il renzismo, che ha usato l’alibi della modernizzazione per imporre il suo modello leaderistico, paga nel più classico dei modi la stagione dell’uomo solo al comando. E così come una congiura di Palazzo (con l’accordo tra le correnti di Franceschini e dei giovani turchi) portò l’allora sindaco di Firenze alla segreteria e a Palazzo Chigi silurando Enrico Letta, oggi alla stessa maniera le correnti mollano Renzi per impostare un partito più adatto al sistema proporzionale che verrà. Tra breve si definirà il percorso verso il congresso, ma che si arrivi o no a una scissione il Pd non sarà più lo stesso. La guida del Paese resta però a un Esecutivo di cui per amor di Patria è bene non chiedersi che rappresentanza abbia più tra i cittadini. Naturale che i nostri parlamentari senza voti (e partiti) non vogliano votare. Non ci si chieda però perché elettori e Palazzo sono sempre più lontani.

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