L'Editoriale

Ci mancava il decreto salvo deroga

MARIO DRAGHI decreto sostegni reddito di cittadinanza
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Ve li ricordate i Consigli dei ministri dove le decisioni passavano salvo intese? Ecco, con il Governo dei migliori saliamo di livello ed entriamo nella stagione del decreto salvo deroga. Se non è zuppa è pan bagnato, direte voi, ma i sinonimi non significano sempre la stessa cosa. Guardate i ristori, che ora si chiamano sostegni. Con Conte che ci mise sopra 140 miliardi erano piccoli aiuti, ma con Draghi – che si è piegato alle pretese clientelari di Lega e Forza Italia, spartendo una torta da soli 32 miliardi in un numero di fette maggiore –  alle imprese arriveranno appena le briciole.

Ci mancava il decreto salvo deroga

Allo stesso modo si è arrivati al provvedimento di ieri sulle restrizioni per la pandemia. Tutti i numeri impongono la massima cautela, eppure la destra più becera come al solito ha sfruttato la situazione per farsi propaganda, facendo passare il messaggio che ci sono dei sadici il cui unico piacere è tenere chiuse le attività economiche, mentre solo a Salvini sta a cuore la riapertura di bar, ristoranti, palestre e così via.

Per questo si è introdotto il principio delle deroghe alle chiusure, indipendentemente dal passaggio delle zone rosse e arancioni in gialle, creando aspettative nelle persone che non vedono l’ora di respirare un po’ di normalità, a costo di mettere a rischio tutti i sacrifici fatti finora.

In questo modo la Lega può cantare vittoria, inventandosi di aver commissariato il Cts e il ministro Speranza. Mentre in realtà non ha ottenuto niente di più di quello che tutti vogliono fare quando sarà possibile. Senza prendere in giro qualcuno.

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