Draghi e Figliuolo, i conti non tornano: il piano vaccini è già in ritardo del 30%. Ma non era colpa di Arcuri e Conte?

Conte Draghi M5S
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Sul piano vaccini i conti del governo Draghi e del nuovo commissario all’emergenza coronavirus, il generale Francesco Paolo Figliuolo, semplicemente non tornano. La campagna di vaccinazione di massa promessa va a rilento per la disorganizzazione e perché mancano le dosi.

Draghi e Figliuolo, i conti non tornano: il piano vaccini è già in ritardo del 30%

Il Fatto Quotidiano scrive oggi che secondo la tabella pubblicata all’interno del nuovo Piano vaccinale del generale e aggiornata al 3 marzo scorso, l’Italia a fine marzo avrebbe dovuto ricevere 15,7 milioni di dosi. Ovvero 5,35 milioni da Astrazeneca, 7,35 (più 1,66 aggiuntivi) da Pfizer e 1,33 da Moderna. E proprio secondo la tabella pubblicata dal sito ufficiale del governo, le dosi consegnate fino a ieri (al momento in cui scriviamo) sono 11,247 milioni. Ne mancano quindi oltre 4 milioni nonostante il nuovo governo sia insediato da oltre un mese e il commissario sia operativo dal 5 marzo.

Il quotidiano spiega che secondo la tabella dovrebbero arrivare 52,48 milioni di dosi nel secondo trimestre 2021 di ci oltre sette milioni di dosi del vaccino Johnson & Johnson che è monodose. Ma proprio utilizzando i nuovi dati del governo si scopre che a fine marzo si sarebbe dovuti arrivare a 300 mila vaccinazioni al giorno. L’ultimo dato disponibile il 30 marzo, dice che sono state effettuate 243 mila vaccinazioni e il punto più alto è stato toccato il 26 marzo con 259 mila somministrazioni. La media dell’ultima settimana di marzo restituisce la cifra di 230 mila vaccinazioni al giorno contro le 300 mila annunciate, il 30% in meno.

Il problema è quel che si farà ad aprile, anche perché chi fa gli annunci e chi li rilancia con enfasi sui giornali, non fa nemmeno di conto. Il governo ha annunciato che delle 52 milioni di dosi previste nel secondo trimestre ad aprile ne giungeranno solo 8 milioni.

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Il ritardo di tre mesi può bruciare 200 miliardi di Pil

E c’è di più. Il Sole 24 Ore oggi calcola che il ritardo di tre mesi del piano vaccinale può arrivare a bruciare fino a 200 miliardi di Prodotto Interno Lordo. «Il Tempo è una variabile fondamentale in Economia che, spesso, viene poco considerata e invece è aspetto centrale». Lo dice oggi al quotidiano di Confindustria Francesco Saverio Mennini docente di Economia a Tor Vergata e direttore del centro Eehta Ceis dell’ateneo romano. Insieme al collega Giampiero Favato della Kingston University di Londra Mennini sta completando uno studio. Che focalizza l’attenzione sulla sincronia fra il tempo economico necessario alla ripresa. E il tempo reale necessario al raggiungimento della copertura vaccinale per il riavvio delle attività produttive.

Nel worst case scenario di questo studio se la vaccinazione tarderà di più completandosi solo a fine del 2021, stimando un trimestre di ritardo a causa della disponibilità di dosi di vaccino, la perdita complessiva in due anni arriverà addirittura a 270 miliardi. Insomma, bisogna correre nelle vaccinazioni non solo per salvare vite, ma anche per evitare che si apra una nuova grande faglia nell’economia. Magari ricordando anche chi in questi mesi ha lavorato in silenzio e senza proclami. Ma questa è un’altra storia.

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