L'Editoriale

Di maestri come Fioramonti possiamo fare sinceramente a meno

LORENZO FIORAMONTI
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Come dare torto al parroco che ha celebrato i funerali di Gaia e Camilla, le sedicenni uccise pochi giorni fa nell’incidente stradale della movida romana: il senso della vita non è bere e fumarsela. Il punto è che quando si è giovani e si esce la sera a tutto si pensa tranne che al senso della vita. La caduta di molti vecchi tabù non illuda: rotta una gabbia se ne sono costruite molte altre, magari virtuali ma non per questo meno asfissianti, e i ragazzi vogliono prende la vita a morsi.

Una dose di trasgressione è fisiologica anche se una disponibilità mai avuta così ampia di auto veloci, alcol e droghe rende necessario far capire più di prima che ci sono limiti. A chi tocca spiegare tutto questo? Alle famiglie, sicuramente, ma insieme a loro alla scuola e al sistema della cultura nel suo complesso. Quel sistema dove un ormai ex ministro continua a vantarsi di aver trasgredito alla prassi tutta italiana dei politici che minacciano le dimissioni e poi non le danno, e guardando al suo ombelico svela invece di non aver capito il senso della vita di chi gli ha dato un seggio in Parlamento e qualche mese di celebrità (perché tra breve del professor Lorenzo Fioramonti nessuno si ricorderà).

La cultura in Italia ha pochi mezzi? Non è una novità. E andando a sbattere fuori strada non aumenteranno di certo. Così facendo si è dato però un altro colpo micidiale alla credibilità dei 5 Stelle e un vantaggio ai partiti che nelle scuole fanno da sempre tagli. Se pensiamo al ministro dell’Istruzione come al capo dei maestri, di maestri così possiamo fare sinceramente a meno.

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