L'Editoriale

Far fuori Draghi per Casini?

Con un passo avanti e due indietro, la trattativa per eleggere il Presidente della Repubblica continua a farsi sempre più ingarbugliata.

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Con un passo avanti e due indietro, la trattativa per eleggere il Presidente della Repubblica continua a farsi sempre più ingarbugliata. I leader di partito non hanno alcuna fiducia tra loro e i gruppi parlamentari si muovono per bande, cominciando a contarsi con i nomi che hanno iniziato ad assottigliare le schede bianche (leggi l’articolo).

Un rituale funebre per il Governo Draghi, in quanto il muro contro muro seppellisce la logica delle larghe intese su cui poggia l’attuale maggioranza. E così, se non riuscirà di fuggire sul Colle, il premier potrà restare a Palazzo Chigi da anatra zoppa. Anzi morta. La logica, prima di qualunque altra considerazione, imporrebbe dunque di rovesciare il metodo con cui si sta procedendo per rose di nomi e minacce di spallate.

Dire di voler trovare un Capo dello Stato condiviso è infatti una presa in giro se questa partita non la si lega a un patto che assicuri la durata della legislatura – cioè l’unica cosa irrinunciabile per quasi tutti i deputati e senatori – e all’Esecutivo, dove nella minore delle ipotesi servirà un bel rimpasto. Di questo approccio più complessivo, però, dalle cronache non emerge niente, e seppure i giochi veri si fanno a carte coperte, in questo caso non sembra riuscirsi neppure a sedersi tutti allo stesso tavolo.

Il risultato è la girandola di vertici che non portano a niente, se non a radicalizzare le posizioni e far crescere i sospetti di giochetti interni. Una minuscola prova di maturità per un sistema che pretende di gestire una pandemia e la crescita economica senza neppure sapersi allacciare le scarpe. E in questo caos, i Cinque Stelle che godono perché Draghi è il peggio di un sistema che ha sprofondato l’Italia nel pantano in cui stiamo, poi ci facciano sapere che faccia faranno se al Quirinale ci finirà una Casellati o un Casini a scelta, cioè l’amazzone di Berlusconi affettuoso zio di Ruby e il simbolo stesso del trasformismo (e opportunismo) della casta.

Uno scenario inevitabile se non si fa politica con i mezzi che la politica stessa impone. La Casellati, per ricordare, fu votata anche dai 5S per la presidenza del Senato, ma in cambio della stessa carica di garanzia alla Camera.