L'Editoriale

False spie e veri sciacalli

Russia
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Se invece della Russia che invade l’Ucraina avessimo visto il Qatar, o la Norvegia o l’Albania muovere guerra a uno Stato vicino, oggi in Italia perderemmo tempo inseguendo una stessa identica follia. Secondo qualcuno, infatti, questi Paesi, più molti altri, potrebbero averci spiato con la scusa della pandemia.

All’epoca delle prime drammatiche settimane del Covid, furono 88 le nazioni che ci inviarono uomini e attrezzature mediche. In alcuni casi furono bonificate strade e aree pubbliche, e dunque questo personale estero avrebbe potuto accedere a chissà quali segreti, mettendoci in pericolo più di quanto non lo fossimo già con centinaia di morti al giorno.

Di questa leggerezza è perciò chiamato a rispondere l’allora premier Giuseppe Conte, che avrebbe dovuto controllare – uno per uno – cosa facevano gli specialisti inviatici in soccorso. Anzi: doveva respingerli alla frontiera, rifiutando la cooperazione internazionale, perché a distanza di due anni una semplice illazione, senza una prova e senza senso, è diventata un atto d’accusa, al punto da doverne rispondere ieri al Copasir, cioè la Commissione parlamentare che vigila sulla sicurezza della Repubblica.

Certo, visto quello che stanno combinando i russi è suggestiva la storiella degli 007 spediti dal Cremlino per cercare dossier scottanti nei pochi Comuni del Nord dove operarono. Ma se c’è da infangare Conte tutto fa brodo, e in un momento tanto tormentato per i 5 Stelle ogni polemica è gradita, a costo di costringere gli eterni segugi dei giornali nemici del Movimento a sfidare il senso del ridicolo. Quando non l’hanno già perso del tutto.

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