Finiamola con l’era dell’impunità

di Gaetano Pedullà

I renziani non riescono proprio a capirlo perché Conte e i Cinque Stelle mettano persino a rischio il Governo pur di non piegarsi al cosiddetto lodo Annibali, cioè il rinvio di un anno del blocco della prescrizione diventato da poco più di un mese legge dello Stato. I problemi della Giustizia sono tanti e al primo punto c’è sicuramente la lentezza dei processi, quindi la priorità non è certo la prescrizione. Ma di rinvio in rinvio questo Paese è rimasto indietro su tutto, e se pure i Cinque Stelle dovessero adeguarsi alle mollezze del passato è sicuro che anche questa volta non faremo passi avanti.

Invece di buttare via altro tempo frenando una norma giusta, bisogna invece correre per mettere in cascina la legna che manca, e quindi allargare gli organici di giudici e cancellieri, ampliare le notificazioni e i servizi telematici, liberare risorse rendendo monocratici i collegi dell’Appello, sanzionare i giudici lumaca e ovviamente togliere agli avvocati la possibilità di salvare i loro clienti allungando i procedimenti con mille scuse. Una volta fatto tutto questo, chi si oppone sdegnosamente alla riforma definendo una barbarie la “fine del processo mai” dovrà ammettere che la vera vergogna è stata lasciare per decenni le cose come stanno adesso, negando una giustizia celere a cittadini e imprese, e soprattutto cancellando un principio portante del nostro essere comunità: la legge è uguale per tutti. Con la vecchia prescrizione, che chissà come mai piace tanto a Renzi, Berlusconi e tutto il Centrodestra, gli imputati capaci di pagarsi stuoli di avvocati sono riusciti a farla franca dai giudizi, rientrando negli oltre 30 mila processi finiti nel nulla ogni anno.

E pazienza per le controparti, le vittime di reati anche gravissimi, che hanno visto negato il loro diritto a un risarcimento morale oltre che materiale. Con le regole della riforma Bonafede però non è finita solo l’epoca delle mille impunità, ma con i tribunali rimessi in funzione saremo finalmente protetti da una Giustizia dalla quale oggi fuggono in tanti, ricorrendo agli arbitrati, quando non si arriva addirittura a darsi ragione da soli con le buone o con le cattive. Una rivoluzione che Renzi e Berlusconi, per gli interessi loro, devono smettere di negarci.

 

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