L'Editoriale

Gentiloni e gli auguri migliori

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Ci sono compleanni in cui c’è poco da festeggiare. Ma per il primo anno di Governo Gentiloni non è stato possibile trovare un solo fatto qualificante del suo Esecutivo, se non l’essere sopravvissuto. Lasciamo perdere gli effetti speciali a cui ci aveva abituato Renzi, roba come il Jobs Act, che solo a parlarne ci sentivamo già moderni e internazionali. E lasciamo perdere le mosse demagogiche come gli 80 euro di tasse in meno. Non sono serviti a far ripartire l’economia, ma se si va a domandare in giro è difficile trovare qualcuno che non se ne ricordi. In un anno a Palazzo Chigi però di cose se ne possono fare. Certo, secondo una certa mentalità democristiana è meglio non fare un solo errore che cento cose giuste, ma questo si chiama galleggiare, non governare. Giulio Andreotti – a proposito di democristiani – diceva che è meglio tirare a campare che tirare le cuoia. Saggio, se non fosse che le cuoia le stiamo tirando noi italiani, dopo aver tirato la carretta e stretto la cinghia. Uno spreco grandissimo, perchè in questo anno con i tassi bassi i nostri competitor in Europa hanno fatto riforme e creato ricchezza a una velocità doppia rispetto alla nostra. Sono stati bravi a mettere legna in cascina per la stagione fredda, quella dei tassi che torneranno tra poco a salire e della Banca centrale di Draghi che la smetterà di riempire di soldi il sistema. Per questo ieri la festa di Gentiloni è stata di basso profilo. Niente fuochi d’artificio o articoli pieni di saliva sui giornali. Perchè aspettiamo tutti compleanni migliori.

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