Un leader incapace di governare

Con 52 deputati su 132 spariti al momento di votare l’estensione del Green Pass, la Lega ha cominciato a contarsi.

Con 52 deputati su 132 spariti al momento di votare l’estensione del Green Pass, la Lega ha cominciato a contarsi (leggi l’articolo). Nel partito hanno capito tutti che inseguire la Meloni porta alla stessa casella del 2019, quando l’uscita dall’esecutivo gialloverde annunciata al Papeete costò il posto a ministri e altri poltronati del Carroccio.

VERTICE DEL CENTRODESTRA

All’epoca Salvini sembrava avere in tasca le elezioni, che poi Zingaretti e Renzi gli negarono, ma con Draghi di votare non se ne parla, e l’eventuale passaggio della Lega all’opposizione avrebbe l’effetto di allungare la vita alla legislatura, oltre a fare un gran regalo a Cinque Stelle e Pd. Dunque sono stati gli stessi leghisti a dover fermare il segretario, e l’uscita allo scoperto prima di Giorgetti e poi dei governatori l’ha di fatto sfiduciato, in attesa del probabile colpo di grazia alle amministrative, dove la coalizione di Centrodestra si vedrà presentare il conto di numerose candidature poco competitive.

Per il Capitano, come si fa chiamare dalla propaganda leghista, è comunque la fine di una leadership assoluta, persa per poca lungimiranza sin dal momento in cui è tornato a sedersi al governo. Le posizioni estremiste, a favore dei No-pass e in fin dei conti dei No-vax, ne hanno dimostrato la completa inaffidabilità politica, fino al momento in cui i nodi sono venuti al pettine, e per omologarsi alla maggioranza ha scelto di tradire gli elettori, ritirando persino gli emendamenti promessi alla piazza

A questo punto Fratelli d’Italia, ma anche fenomeni estemporanei tipo Paragone, non hanno dovuto fare altro che farsi cadere tra le braccia i voti in fuga dalla Lega, decretando l’inizio della fine di un capo-popolo oggettivamente capace di riempire le piazze e fare campagna elettorale, ma poi dal corto orizzonte, soprattutto in una prospettiva di governo. L’ennesima prova che una cosa è gridare alla luna, un’altra è guidare un Paese. E qui se Salvini ha già evidenziato i suoi limiti, la Meloni ne ha di ben maggiori da mostrare. Mettiamoci comodi. Se la legislatura finirà a scadenza naturale avremo abbondantemente modo di vederli.