I 5 Stelle e la fine presunta

La scissione nel Movimento 5 stelle si rivela meno drammatica di quanto ce la raccontino.

Ripresa la funzione dell’udito dopo due giorni di campane a morto per la prematura dipartita dei 5 Stelle – con i giornali e le tv che li hanno sempre massacrati a contendersi il primato di chi ne abbia previsto da più tempo il decesso – la scissione nel Movimento si rivela meno drammatica di quanto ce la raccontino.

INFORMATIVA NELL'AULA DELLA CAMERA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, GIUSEPPE CONTE, SUL MES

Conte ha perso più di sessanta parlamentari e due eurodeputati, ma qualche ex potrebbe rientrare presto, oltre a Di Battista, soprattutto tra gli espulsi da chi oggi è a sua volta in altri lidi. Di Maio e i suoi continueranno a sostenere le politiche grilline nel governo, così come Conte, il primo più a contatto con Draghi e il secondo maggiormente libero di incalzarlo, pur senza innescare una crisi che in mezzo a una guerra e alla gelata dell’economia non aiuterebbe nessuno.

La sofferenza che undici milioni di italiani hanno chiesto ai pentastellati di portare in Parlamento – dal grido d’aiuto di chi non ha niente, all’Ambiente, al presidio dell’onestà in politica, al taglio degli sprechi nella spesa pubblica – è sempre tantissima, e ha bisogno più che mai di essere rappresentata.

Per questo scissioni, ritorni e nuovi abbandoni pesano sulle dinamiche del Palazzo ma non sulla missione di fondo di una forza politica che ha fatto tanto e ancora di più ha da fare. Certo, restare uniti avrebbe aiutato, ma coprendo di insulti Conte (di meno) e Di Maio (di più) come sta accadendo sui Social si dà ragione ai soloni che sputano su tutto ciò che viene dal Movimento, e soprattutto si frena un’opera che uniti o divisi i 5S hanno ancora da compiere.