L'Editoriale

Il bazooka di Draghi è scarico

Guerra in Ucraina
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Quando Mattarella chiamò sciaguratamente Mario Draghi a Palazzo Chigi, l’unica consolazione – l’unica! – fu che l’ex capo della Bce una volta al Governo avrebbe potuto imporsi sulle grandi partite economiche con la stessa determinazione con cui aveva affamato la Grecia o salvato l’euro (ricordate il Whatewer it takes, il bazooka e tutta la retorica con cui fu santificato dalla stampa dei poteri forti).

Perciò ieri ci aspettavamo un taglio alla Robespierre sulle tasse della benzina, anche perché su questo fronte il premier aveva un alleato sicuro, Matteo Salvini, vista la storica promessa di eliminare le accise, poi dimenticata quando si ritrovò vice presidente del Consiglio. Da questa montagna di competenze e chiacchiere elettorali è arrivato invece un topolino, cioè 25 centesimi di sconto sui carburanti (leggi l’articolo) aumentati in poche settimane di circa il triplo di questa somma.

Una misura buona per appena un mese, non sia mai che qualcuno si abitui a tanta grazia di Dio. Al contrario, l’imposta sugli extra profitti dei gruppi energetici sono una piuma rispetto agli aumenti anche di luce e gas che rischiano di far saltare migliaia di piccole imprese, per non parlare dei budget delle famiglie.

Così ha vinto la solita logica del contentino al popolo bue senza disturbare troppo chi si è già abbuffato di guadagni. Tanto poi dimentichiamo tutto, al punto da vedere ieri come del tutto naturale Draghi e il capo del governo di Atene a braccetto al vertice dei Paesi Pigs (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna), che proprio l’allora banchiere centrale spedì all’inferno, rovinando la vita di migliaia di persone.

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