L'Editoriale

Il fatalismo dello scaricabarile

A Niscemi, con il più classico scaricabarile, la sottovalutazione diventa colpa altrui, l’inerzia fatalismo.

Il fatalismo dello scaricabarile

Sapevano. I documenti c’erano, le firme pure. E oggi, davanti al disastro, la linea è una sola: spostare la colpa, abbassare il volume dei fatti, riscrivere la cronologia. È il copione che accompagna ogni emergenza annunciata e ogni responsabilità evitata. Niscemi rientra in questa categoria. Quando il ministro Nello Musumeci scarica sui sindaci la mancata segnalazione della frana, prova a costruire una narrazione comoda: l’inerzia locale, il fatalismo siciliano, l’imprevedibilità. Peccato che quella versione non regga alla carta. Nel marzo 2022, da presidente della Regione, Musumeci approva l’aggiornamento del Piano per l’assetto idrogeologico del Comune. Negli allegati si parla esplicitamente di frana “attiva”, di pericolosità elevata, di zona rossa a ridosso del centro abitato. Non una scoperta improvvisa, ma una conferma tecnica di ciò che era noto da decenni.

Un fronte attivo, però, non è un dettaglio lessicale. È una condizione che impone atti conseguenti come sgomberi, protezione civile e interventi urgenti. Competenze che in Sicilia fanno capo alla Presidenza della Regione. Eppure nulla accade. Né allora né negli anni successivi. La Regione, che oggi dice di avere appreso tutto solo di recente, aveva già incrociato Niscemi almeno dal 2016, quando chiede finanziamenti alla struttura di missione di Palazzo Chigi per il consolidamento del versante. I progetti preliminari esistono, le cifre sono nero su bianco, i dossier circolano.

Anche sul fronte delle emergenze la storia non cambia. Dal 1997 al 2002 la Protezione civile regionale emana nove ordinanze urgenti per Niscemi. Si avvia un appalto, si rescinde il contratto, i lavori restano incompiuti. Dal 2014 al 2023, sotto i governi Crocetta e Musumeci, il silenzio. Solo nel 2023 arrivano altri dieci milioni, ancora fermi. Le informazioni c’erano, sono le decisioni che mancano.

In questo quadro, attribuire tutto ai sindaci serve solo a evitare di spiegare perché, pur sapendo, si è scelto di aspettare. La sottovalutazione diventa colpa altrui, l’inerzia fatalismo. Ma la verità prima o poi presenta il conto: quella che arriva dopo anni di omissioni, quando l’emergenza esplode e qualcuno deve dire di non aver visto. Anche se aveva firmato.