Il saggio No della Capitale alle Olimpiadi

di Gaetano Pedullà

Qualche lettore ci ha scritto che La Notizia è ondivaga quanto Salvini che nel 2014 tweettava contro la candidatura alle Olimpiadi in Italia e ora invece festeggia l’aggiudicazione dei Giochi a Milano e Cortina. Motivo della critica sono gli articoli che pubblicammo nel 2016 contro la sindaca Raggi, nei giorni in cui da sola si opponeva a tutti i sostenitori dei Giochi del 2024 a Roma. All’epoca paragonammo quella opportunità all’edizione del 1960, quando un’Italia ancora arretrata e con le cicatrici della guerra agganciava il boom economico e mostrò al mondo proprio in quell’occasione la sua immagine migliore. A distanza di pochi mesi, quando cominciò ad emergere che bloccare in profondità le piaghe della Capitale scatenava ogni tipo di resistenza, saldando in un unico plotone d’esecuzione poteri economici, burocrazia e criminalità, cambiammo decisamente idea. Il problema non era solo la contraerea naturale quando si interrompe lo storico monopolio privato sui rifiuti, si manda in concordato l’Atac con in pancia più debiti dell’Alitalia, si frena la corruzione imponendo le gare pubbliche invece degli affidamenti diretti nelle forniture, e si arriva a demolire le ville abusive simbolo del famigerato clan Casamonica. Accanto a questo c’erano 15 miliardi di debiti, e le casse senza un soldo per tappare le buche o rispondere al grande disagio delle periferie. Primum vivere, deinde philosophari, si diceva un tempo. Per questo il no della Raggi fu saggio, e chi dice il contrario o non conosce Roma o mente sapendo di mentire.

 

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