L'Editoriale

Il valore dei privilegi perduti. Rispettando il denaro pubblico la politica torna a rispettare i cittadini

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp

Cosa volete che siano 150 milioni dentro il bilancio di uno Stato con 800 miliardi l’anno di spesa pubblica? Poca roba, è chiaro, ma come diceva Totò è la somma che fa il totale, e dunque i 150 milioni che si risparmieranno in cinque anni grazie all’abolizione dei vitalizi annunciata ieri per i consiglieri regionali sono un altro mattone di quella casa comune da ricostruire dopo decenni di privilegi della casta. I benefici di questo nuovo taglio agli sprechi, unito all’abolizione dei vitalizi di deputati e senatori, la prossima riduzione dei parlamentari, la sforbiciata sulle pensioni d’oro e tutte le altre economie introdotte in solo nove mesi dalla nascita del Governo gialloverde, oltre a preservare un tesoretto tutt’altro che banale portano in dote un messaggio ancora più prezioso: rispettando il denaro pubblico la politica torna a rispettare i cittadini e comincia a scendere da quel piedistallo sul quale si era issata. Per questo motivo non sbagliano i Cinque Stelle e il ministro della Lega Erika Stefani quando definiscono l’accordo raggiunto in Conferenza Stato-Regioni un risultato storico. Se non guardiamo i numeri come fanno gli economisti parlando solamente di spread o del Pil, in tutto questo denaro pubblico risparmiato possiamo trovare facilmente un dato che alla matematica sfugge: il valore di un riavvicinamento tra rappresentanti e rappresentati, elemento essenziale di una politica che pensa al bene comune e ai cittadini piuttosto che solo a se stessa.

Gli ultimi editoriali