L'Editoriale

In gioco c’è la democrazia

In gioco c’è la democrazia

Il peggior nemico della riforma che non riforma la giustizia, occupandosi di gettare le basi per sottoporre i pubblici ministeri al potere esecutivo attraverso la separazione delle carriere, è il suo stesso ideatore, al secolo Carlo Nordio. I promotori del referendum e i comitati del No dovrebbero erigergli un monumento ogni volta che parla. O meglio, che straparla.

Non pago delle picconate alla Costituzione, che a fine marzo potremo rispedire al mittente a mezzo referendum, dell’abolizione dell’abuso d’ufficio e del depotenziamento del traffico di influenze, ora il ministro della Giustizia promette nuove e ineguagliabili imprese se la sua riforma dovesse superare il vaglio popolare. A cominciare dalla stretta sulle intercettazioni anche nel contrasto alla corruzione. Una bazzecola che si mangia ogni anno 237 miliardi (fonte Centro Rand, citato da lavoce.info, 2022), l’equivalente di 13 punti di Pil. Un intervento necessario, secondo il guardasigilli, per fermare quel “meccanismo diabolico” che si accanisce anche nei confronti di chi intasca una “modestissima mazzetta”. Sì, lo ha detto davvero. Ma mettendo da parte il genere comico per passare a quello decisamente più drammatico degli effetti nefasti che la riforma innescherebbe, basta leggere le parole di Rino Formica, storico esponente (alla soglia dei 99 anni) di quel Partito socialista spazzato via dalle inchieste di Tangentopoli.

“Qui non è in gioco la carriera dei magistrati, né se saranno o no autonomi in uno stato libero e democratico. Nella decadenza democratica, unite o divise, le carriere dei magistrati saranno alle dipendenze di un potere autoritario – scrive in un suo recente intervento -. Dunque oggi votare contro qualsiasi riforma proposta dalle forze che hanno un’intenzione demolitrice della Carta è un dovere. Non è una bestemmia per il proprio passato di lotta politica dei singoli o delle forze della tradizione laica italiana. È aprire gli occhi… C’entra una questione semplice, ed enorme: c’è il rischio di rendere irrecuperabile il declino democratico. Ci vuole il coraggio di dire no a questo governo. Si vota contro il governo della distruzione democratica; o non si è. Una valanga di no alle riforme fantasma del governo indicherà l’inizio del risveglio nazionale”. Un lampo nella notte della Repubblica.