La battaglia in nome dell’equità

di Gaetano Pedullà

Fossimo in un Paese normale, il Governo Conte che mette mano alla questione meridionale – cioè il più grande problema nazionale dall’unità d’Italia – sarebbe la più importante notizia dei giornali. Ma visto che di normale qui c’è rimasto ben poco, si è costretti a dar conto di chi questo stesso Governo vuol farlo cadere, appigliandosi a “irrinunciabili” questioni di principio sulla Giustizia e la prescrizione, quando anche i più ingenui hanno capito che dietro le fibrillazioni provocate da Matteo Renzi c’è essenzialmente la volontà contare di più nelle prossime nomine nelle partecipate pubbliche. Per ottenere il suo scopo, il leader di Italia viva ha minacciato di farsi esplodere come un kamikaze, facendo come prima vittima se stesso, visto che in caso di caduta dell’attuale Esecutivo ci sono ben poche speranze di formare una nuova maggioranza, e dunque si andrebbe a votare rischiando di restare fuori dal Parlamento.

Ora i retroscenisti dei soliti giornaloni ci raccontano che Giuseppe Conte si abbasserebbe a trasformarsi da avvocato del popolo in azzeccagarbugli del Palazzo, affidandosi ad attualmente invisibili schiere di parlamentari “responsabili”, ma di questa versione c’è poco da fidarsi. Al contrario, quello a cui possiamo credere senz’altro, perché lo vediamo, sono i fatti concreti. E di concreto abbiamo da una parte le cose prodotte dalla maggioranza giallorossa – con ultimi in ordine di apparizione: il piano da oltre cento miliardi per il Sud, la riforma del processo penale, il taglio del cuneo fiscale, ecc. – e dall’altra le cose prodotte dalle opposizioni e soprattutto da un sistema di potere che sta cercando di restaurare l’antico status quo, cancellando le riforme per le quali si sono espressi milioni di italiani: cancellare il Reddito di cittadinanza, rimettere la prescrizione, fermare con un referendum il taglio dei deputati e senatori, ripristinate per i corrotti le pene alternative al carcere (cioè una vacanza in casa propria o facendo finta di fare i servizi sociali), bloccare la revoca delle concessioni autostradali, e in mezzo a tante altre cose ancora, restituire i vitalizi agli ex parlamentari.

Per dire No a questo ribaltamento della volontà popolare, attuato per mezzo di codicilli e commissioni autoreferenziali come quelle previste dal regime di autodichia per Camera e Senato, oggi migliaia di cittadini saremo in piazza con la gioia di sentirci un popolo e la rabbia di chi è consapevole che ancora una volta ci vogliono fregare. Una manifestazione partita dal basso, da centinaia di attivisti che hanno aderito a una pagina Facebook, e che in poche ore sono diventati migliaia, con una velocità da fare invidia alle prime sardine (quel che ne resta è già in smobilitazione tra foto inopportunity con i Benetton e endorsment contro la riduzione dei parlamentari e il taglio dei vitalizi). Auguri perciò a questa piazza, alla quale La Notizia aderisce con la consapevolezza di quanto sia difficile riformare il nostro Paese, ma anche con la speranza che le cose si possano cambiare, riducendo le disuguaglianze e riportando un po’ di equità in una comunità dove troppi sono stati lasciati indietro e pochi continuano a ingrassare facendo indisturbati quello che gli pare.

 

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