L'Editoriale

La coerenza biforcuta del presidente francese. Sta facendo di tutto per cambiare nome da Macron a Micron

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Il presidente francese sta facendo di tutto per cambiare nome da Macron a Micron. L’ultima trovata è il richiamo dell’ambasciatore a Roma per la lesa maestà di un colloquio tra 5 Stelle e Gilet gialli, per poi aggiungerci le accuse di un privato cittadino come Alessandro Di Battista sullo sfruttamento coloniale in Africa e le proteste del ministro Matteo Salvini per i migranti spediti di nascosto al di qua delle nostre frontiere. Un sentimento ostile a Parigi non c’è dubbio che sta montando, ma la cosa non dovrebbe essere una sorpresa per chi ha da mesi una rivoluzione permanente in casa propria. Blindato nel rinnovato asse franco-tedesco, la guida dell’Eliseo sta dimostrando ancora una volta di non saper gestire il dissenso, e al contrario di mostrarsi indigeribile e di scarso profilo. Le ingerenze italiane negli affari interni d’Oltralpe sono infatti noccioline rispetto alle azioni arroganti che subiamo. Basti pensare al doppio gioco sui cantieri navali di Saint Nazaire, comprati all’asta dalla nostra Fincantieri e bloccati con un intervento statalista vietato dalle regole Ue. Parliamo di un affare da molti miliardi, che dopo una lunga trattativa Parigi aveva sistemato, salvo poi scoprire che di nascosto ha fatto ricorso all’Antitrust, rispedendo l’acquisizione in alto mare. Ecco, invece di convocare se stesso e spiegarci questo comportamento biforcuto, Emmanuel Macron fa l’offeso con le forze populiste italiane che lui stesso ha definito una lebbra. Un atteggiamento piccino, che testimonia quanto si senta assediato, mentre sul mondo soffia un vento nuovo.

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