โNoi professori di Diritto costituzionale riteniamo necessario esprimere una profonda e motivata preoccupazione per la proposta di riforma della legge elettorale attualmente allโesame della Camera dei Deputatiยป. Il segnale proveniente dal mondo accademico รจ di straordinaria rilevanza e non dovrebbe passare inosservato allโopinione pubblica, specie nel momento in cui ci avviciniamo allโ80ยฐ anniversario della nascita della Repubblica, scelta non a caso dai suoi Padri costituenti come โrepubblica parlamentareโ. Lโappello, significativamente intitolato โTorniamo alla Costituzioneโ, รจ stato sottoscritto da 126 professori di Diritto costituzionale, a testimonianza di un diffuso allarme circa la tenuta dei principi fondamentali della rappresentanza democratica e dellโequilibrio tra gli organi dello Stato. Tra i primi firmatari figurano personalitร di altissimo profilo del costituzionalismo italiano contemporaneo, quali Enzo Cheli e Ugo De Siervo, il cui autorevole contributo conferisce ulteriore peso politico e culturale allโiniziativa.
Accanto ai costituzionalisti, รจ prevedibile la convergenza di numerosi studiosi appartenenti ad altri settori delle scienze giuridiche, accomunati dalla difesa della tradizione dello Stato di diritto e della teoria generale del diritto e della politica. Lโappello richiama implicitamente le grandi elaborazioni della democrazia deliberativa moderna e della cultura giuridica europea, ispirate ai principi dello โStato di dirittoโ formulati da pensatori come Hans Kelsen e Jรผrgen Habermas, secondo i quali la legittimazione democratica non puรฒ prescindere dal rispetto delle garanzie costituzionali e dal โparlamentarismoโ, inteso come espressione di piena rappresentativitร del pluralismo politico e della volontร popolare. Secondo i firmatari, la legge elettorale non puรฒ essere considerata una legge ordinaria come le altre, poichรฉ essa incide direttamente sul rapporto tra corpo elettorale e Parlamento, sullโeguaglianza del voto e sullโequilibrio complessivo della forma di governo delineata dalla Costituzione.
Per questa ragione, i costituzionalisti giudicano particolarmente grave lโipotesi di modificare le regole elettorali a ridosso della consultazione politica, in un contesto giร segnato dalla crescente disaffezione verso le istituzioni rappresentative e dallโaumento dellโastensionismo. Lโappello individua tre principali profili di criticitร costituzionale, che investono il cuore stesso della democrazia rappresentativa. Il primo riguarda il premio di maggioranza o โdi governabilitร โ, giudicato eccessivo ( 70 seggi alla Camera dei deputati e 35 al Senato della Repubblica) in contrasto con i principi di proporzionalitร e rappresentativitร indicati dalla Corte costituzionale. Un premio troppo forte potrebbe alterare il rapporto tra voti e seggi, ridurre il pluralismo parlamentare e incidere sugli equilibri tra i poteri dello Stato, mettendo a rischio le cosiddette maggioranze di garanzia previste anche per la designazione delle alte cariche istituzionali. Il secondo riguarda le liste bloccate e le pluricandidature, che limitano la scelta degli elettori e rafforzano il controllo dei partiti sulle candidature.
Questo porterebbe a un Parlamento composto soprattutto da โnominatiโ, riducendo trasparenza, libertร di scelta e rapporto tra eletti ed elettori, oltre a concentrare il potere nelle leadership politiche. Il terzo riguarda lโindicazione preventiva del Presidente del Consiglio, ritenuta in contrasto con lโarticolo 92 della Costituzione. Insieme a un forte premio di maggioranza, la previsione trasforma il sistema in un โpremierato di fattoโ, riducendo il ruolo del Presidente della Repubblica e alterando lโequilibrio tra Parlamento ed esecutivo. In conclusione, il testo sostiene che la riforma non sia solo tecnica ma potenzialmente incisiva sulla forma di governo, con il rischio di indebolire la rappresentanza democratica, il pluralismo e il ruolo del Parlamento.. Accanto alle critiche formulate dai costituzionalisti, ulteriori considerazioni possono essere sviluppate sul piano teorico e istituzionale. Occorre interrogarsi sulla natura stessa della massima espressione di una democrazia: lโassemblea parlamentare, in cui devono avere voce con pari dignitร e forza dialettica tutte le componenti, incluse quelle minoritarie.
Si altera questa prospettiva se si va invece a precostituire una maggioranza aggiuntiva strutturale, sganciata dal metodo proporzionale che nelle teorie giuridiche del parlamentarismo รจ il migliore modello che possa rappresentare una societร civile composita e plurale. La giustificazione della riforma รจ nota ed abusata: stabilitร e continuitร dellโesecutivo. Ma la stabilitร รจ un effetto che discende non dalla durata aritmetica dei governi, ma dalla soliditร delle istituzioni, dalla loro reale capacitร di rispondere ai bisogni della comunitร . Lโesperienza comparata lo conferma: nei Paesi Bassi la fisiologica alternanza dei governi non ha compromesso la loro credibilitร ; in Germania le criticitร nelle coalizioni non impediscono soliditร sostanziale e coerenza strategica; nรฉ in Francia le crisi di governo e le coabitazioni hanno dissolto la forza istituzionale della Repubblica. Uno Stato รจ stabile perchรฉ รจ regolato costituzionalmente anche nellโalternanza dei governi, non perchรฉ รจ monocolore. Sono dunque attuali le riflessioni della scienza politica di Giovanni Sartori: i sistemi elettorali producono effetti sistemici e forzare un assetto tendenzialmente plurale con un premio cospicuo puรฒ generare una โmaggioranza fabbricataโ, cioรจ una sovra-rappresentazione che eccede la consistenza reale del consenso.
La questione รจ ancor piรน delicata se si considera lโastensionismo strutturale che segna le ultime tornate elettorali, con percentuali di non voto prossime o superiori al quaranta per cento. In tale contesto, una lista che ottenga il quaranta per cento dei voti validi rappresenta una quota significativamente inferiore del corpo elettorale complessivo. Lโattribuzione di settanta seggi aggiuntivi amplifica dunque lo scarto tra Paese legale e Paese reale: la maggioranza parlamentare rischia di poggiare su una minoranza sociale. La nostra architettura costituzionale รจ inequivoca: la Costituzione disegna una Repubblica โparlamentareโ proprio perchรฉ riconosce nel Parlamento la sede primaria della mediazione politica e del controllo sullโesecutivo. I Costituenti, segnati dallโesperienza autoritaria, hanno costruito un sistema di pesi e contrappesi che diffida delle concentrazioni di potere e valorizza la pluralitร come garanzia. In questa tradizione si inscrive anche la teoria della democrazia di Hans Kelsen, il giurista che difese la centralitร del Parlamento e della giustizia costituzionale nella crisi della Repubblica di Weimar, opponendosi alle concezioni plebiscitarie che avrebbero aperto la strada al nazismo.
Per Kelsen il Parlamento รจ il luogo della dialettica costruttiva tra visioni e istanze differenti, dove hanno valore intrinseco i partiti come corpi sociali intermedi rappresentativi anche di relativismi politici e culturali, e non come centri di potere volti a trasformare una prevalenza numerica in egemonia permanente e occupazione dellโordinamento. Il pluralismo sociale e politico รจ un dato fisiologico, dove il confronto non va eliminato, ma regolato attraverso le procedure: il Parlamento non รจ un elemento di rallentamento, bensรฌ la sede necessaria in cui la decisione assume fondamento politico e giuridico attraverso la dialettica e la mediazione. Una scelta maggioritaria rischia una torsione della forma parlamentare verso un modello in cui ogni confronto o mediazione vengono annullati per effetto di una โdittatura della maggioranzaโ. Anche per questa riforma la prudenza impone di essere fedeli alla lezione costituente: si deve tornare a riaffermare con forza il parlamentarismo โpuroโ, non alterato da maggioranze -fake, e dai populismi decisionisti che vorrebbero annientare i contrappesi della democrazia liberale.
Maurizio Delli Santi, Membro dellโAssociazione Italiana Giuristi Europei