L'Editoriale

La fiducia su Bruxelles è limitata. Certi lupi perdono il pelo ma non il vizio

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Cronache dall’Europa bella che ha rinnegato certi peccati di gioventù, tipo costringere l’Italia a gestire da sola i migranti, lasciare milioni di persone senza welfare e servizi per il totem dei conti pubblici, chiudere gli occhi mentre la Grecia veniva affamata e depredata. Politiche criminali, oltre che miopi, perché hanno impoverito tutti, compresa la locomotiva tedesca, e fatto esplodere proteste e sovranismi. Riuscite a resistere a questo terremoto, le tradizionali famiglie politiche ci hanno detto di aver capito la lezione, e promesso flessibilità sulla spesa pubblica, politiche monetarie accomodanti e una maggiore condivisione dei problemi, a partire dall’immigrazione. Su queste basi alcune forze politiche euro-critiche, come i 5 Stelle, hanno dato fiducia alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, ottenendo in cambio importanti benefici per l’Italia, a partire dall’assegnazione del portafoglio degli Affari economici per cui è designato Paolo Gentiloni. Le vecchie abitudini però sono dure a sparire, ed ecco che c’è già chi chiede di tagliare le risorse per modificare il Trattato di Dublino sui migranti (si veda l’intervista all’eurodeputata M5S Sabrina Pignedoli), o il passaggio del numero due dell’autorità che vigila sulle banche, tale Adam Farkas, niente di meno che alla lobby dei banchieri. Piccoli segnali, ma che dicono molto di come certi lupi perdono il pelo ma non il vizio. E se si vuole che qualcosa cambi servirà vigilare con attenzione. O togliere un sostegno fondamentale a chi ha promesso grandi cose e poi non ha mantenuto.

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