L'Editoriale

La politica che ama il Medioevo

TAJANI MELONI SALVINI
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Va bene che la destra è conservatrice e quella italiana addirittura preistorica, ma quando ieri le cronache parlamentari narravano della Meloni che ha scritto a Salvini per accordarsi sui candidati alle amministrative non poteva che scapparci da ridere. Ma come: stanno sempre col telefonino in mano a fare i selfie e poi per comunicare tra loro pigliano carta e calamaio?

Da qui capiamo che i due galli nel pollaio sovranista di voglia di parlarsi ne hanno pochissima, e con i sondaggi che li danno ormai incollati la convivenza è destinata a farsi incandescente, con inevitabili ricadute sul governo non appena entreremo nel semestre bianco. In ogni caso niente paura: se anche arrivassero a scannarsi, all’ultimo istante Giorgia e Matteo presenteranno liste collegate, perché possono rinunciare a tutto ma non alle poltrone.

Un gioco nel quale Forza Italia rischia di restare al palo, a meno di rientrare in partita correndo più degli alleati verso una stessa deriva oscurantista. A incaricarsi del primo calcio è stato Tajani, con un salto nel Medioevo da fare invidia a un ayatollah bigotto. “La famiglia senza figli non esiste”, ha detto il delfino di Berlusconi, con l’effetto di perdersi subito per strada pure il voto della Pascale, l’ex compagna del capo che dopo questa genialata può chiedere di diritto almeno altri sei mesi di ricovero.

E chissà che nello stesso ospedale non ci finisca anche la sinistra, che resta incapace di fare accordi con i 5 Stelle soprattutto per il Campidoglio, vaneggiando soluzioni che possono far perdere il Comune e la Regione. Oltre alla faccia di Zingaretti.

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