L'Editoriale

La politica finita nel cesso

Sgarbi Raggi
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Passando al cesso più tempo della media – tra una foto ricordo e l’altra – a Sgarbi dev’essergli caduto dentro il cervello. Non può spiegarsi diversamente lo stupore che l’ha colto quando ieri migliaia di persone l’hanno sommerso di insulti per le volgarità gratuite che ha espresso sulla Raggi. Parole così miserabili da aver trasformato in leoni da tastiera anche i frequentatori dei social più moderati.

Una “tempesta di m…” come l’ha definita lui stesso, provando a scaricarne l’origine sulla regia occulta di Rocco Casalino, che si occupa di altro ma per buttarla in caciara è un nome sempre buono da utilizzare. Vabbè – direte – niente di imprevedibile: con la stessa prosopopea con cui assegna patenti di stupidità a chi non gli aggrada e certificati di autenticità alle croste, il critico in servizio permanente effettivo anti-Cinque Stelle sulle tv di Berlusconi ha tirato la catena su ogni tipo di fair play in campagna elettorale.

Il sasso tirato nello stagno però ha schizzato fango. Un po’ sullo stesso Sgarbi, che ha avvisato i romani su che razza di assessore si ritroveranno se voteranno a destra, e molto di più sulle donne, tutte le donne, e il disegno di far dialogare sinistra e M5S. L’assenza di solidarietà femminile (al di fuori del Movimento) verso la sindaca offesa con parole tanto orribili equivale a mettere il burqa a decenni di conquiste e di emancipazione, permettendo – senza dire una parola – persino l’evidente strumentalizzazione politica della vicenda del figlio di Grillo e di una presunta vittima di stupro.

Un silenzio che diventa ancora più assordante se si pensa alle battaglie storiche delle donne di sinistra, tra l’altro proprio nel giorno in cui Conte e Di Maio erano a Napoli per sostenere la candidatura di Gaetano Manfredi alle amministrative, in comune col Pd. D’altra parte, avvelenare i pozzi è una tattica ovvia se si immagina un ballottaggio tra un esponente di destra e chi supererà il primo turno tra la Raggi e Gualtieri. E dunque ci sta che Sgarbi intossichi l’aria con le sue nefandezze. Mentre ci sta molto meno che i dem ci caschino, e ai piani alti non sappiano spendere nemmeno una parola di fronte a personaggi che trascinano la politica sempre più in basso.

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