Stavolta, niente passerella nel fango con le galoche ai piedi. Solo un sopralluogo volante, nel senso letterale del termine, in elicottero, ma senza la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen al seguito. Prima di guidare un vertice, nelle chiuse stanze del Comune di Niscemi, messo in ginocchio da una frana tutt’altro che imprevedibile, con il sindaco, il prefetto e la Protezione civile. Per poi spostarsi a Catania.
A pensar male si fa peccato – diceva Giulio Andreotti – ma spesso si indovina. E deve averlo pensato pure Matteo Renzi, al quale una volta ci tocca dare pure ragione: “Da giorni la Sicilia è sotto schiaffo per il maltempo. Giorgia Meloni non ha fatto come fece per l’Emilia-Romagna. Allora lasciò il G7 per andare a fare una sceneggiata ad uso social con gli stivali. In Sicilia invece non ha messo gli stivali. Sapete perché? Perché non può attaccare la Regione come fece in Emilia-Romagna: la Regione è sua. Perché l’ex presidente della regione è lo stesso ministro che ha promesso di ripristinare Italia Sicura e non lo ha fatto. Perché dopo quattro anni di fuffa la gente non crede più alle sceneggiate della premier”.
La frana di Niscemi ha travolto, insieme alle case, la narrazione della premier. Perché c’è fango e fango. Quello della “rossa” Emilia-Romagna, buono per imbrattare gli avversari politici. E quello della “nera” Sicilia, che è meglio tenere il più lontano possibile dai riflettori. Qui la macchina della propaganda rischia di restare impantanata. Con o senza stivali ai piedi.